Ogni volta che vengo a trovarti ho paura che mi chiudano dentro. Lo so che d'estate chiude più tardi e che comunque c'è un pulsante per chiamare il guardiano, ma un po' di inquietudine mi prende lo stesso. Ieri c'erano cinque fiori finti, un vasetto con la testa di cherubino, due lacci di scarpe azzurri, una cornicetta con una canzone di De André, una tua foto di quando eri bambina. Faceva un caldo dannato, volevo farti vedere la macchina nuova ma non sapevo come portarla fin là. Ci vuole un permesso, pare. Abbiamo parlato un po', in giro non c'era nessuno. Ti ho chiesto se ti piaccio ancora, con tutti questi capelli grigi, e se pensi che stia facendo del mio meglio in quel ruolo doppio di padre e madre che mi hai assegnato. Hai visto come sono tutti arrabbiati, oggi? - mi hai domandato. Facevo bene - hai detto - a non volermi iscrivere ai social. Il discorso è scivolato allora verso la stupidità umana, verso quella smania che tutti hanno di primeggiare, di affe...
Sdraiato sui binari: diario di bellezze malsincere in attesa del treno. Sperando che porti ritardo.