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L'amore insegna



Una notte di luglio scoprimmo quella canzone, la canzone diceva che quella notte non sarebbe finita e quella notte non finì. Continua ancora oggi, ce l'ho nel cuore e la rivivo ogni volta che torno là dove calandosi dal cielo si fece palco, e sipario, e quinta di teatro. Cadde per terra e dilagò, colorando tutto il mare di quel nero luminoso che ti fa vedere le cose meglio che se fosse giorno. Io che dimentico tutto, questo me lo ricordo: uscimmo dall'albergo dopo esserci cibati l'uno dell'altra e camminammo fino al molo. Tu eri fantastica ma io ero troppo giovane per rendermente conto e così non feci onore a tutta la bellezza. Ora me ne rammarico, ma rammaricarsi col senno di poi, in un'epoca di solitudini affollate, è un gesto assieme nobile e vano. La luna, piena per tre quarti, si specchiava sull'acqua, un'orchestra suonava con grazia certi ballabili che ci convinsero a scendere in pista, mi hai stretto a te come per paura di perdermi, e sarebbe successo, in capo a qualche anno, ma quella notte non lo sapevamo e così la paura non venne. Venne invece la cena e tornammo al tavolo. Dicesti che ti sarebbe piaciuto avere due figli, un maschio e una femmina, e immaginasti la nostra famiglia, la prima vera che avremmo avuto perché sia la tua che la mia non erano esempi da seguire. Da quella sera so riconoscere due occhi innamorati, non mi è capitato più di vederli. Interessati, avidi, sensuali, sì, fin troppi. Ma innamorati, è difficile incontrarne. Insomma verso mezzanotte l'orchestrina suonò quella canzone che dice che l'amore insegna alla gente a non lasciarsi, a non tradirsi, a unire le rispettive solitudini. Presi appunti. Ero felice, vergognosamente felice di essere nato nella tua stessa epoca, e che tu ti fossi accorta di me. Che tu avessi deciso di investire tutto l'amore di cui eri capace sul ragazzo sciocco che ero, che adesso è un uomo smanioso, soddisfatto e scontento a seconda dei giorni. Che avessi capito prima di me che non c'era tempo da perdere, perché il tempo a disposizione è poco e che noi due eravamo fatti per stare insieme, per i pochi anni concessi. Tutti, adesso, un ricordo solo che non voglio smettere di raccontare. 



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