Tutti questi posti un tempo affollati, tutte queste sedie non occupate, tutte queste pareti disadorne, tutti questi libri abbandonati sui ripiani, tutte le liste della spesa già comprata, tutti i piatti da non lavare, tutto questo gran frigorifero senza corrente, tutti questi letti da non rigovernare, tutti gli orsetti vestiti da governante e cento altri trascurabili eventi cui faccio caso solo io, sono la ragione della mia scrittura. Quando ho amato erano ottimi compagni di viaggio, quando ho amato li ho trasformati in oggetti di scena e come tali erano vivi, quando ho amato loro se ne sono accorti, e compiaciuti. Adesso stanno. Posano, si appoggiano, si muovono impercettibilmente, al punto che chiunque tranne io direbbe che sono fermi. Le cose appassiscono se le persone non si vogliono bene, se smettono di innamorarsi, corteggiarsi, flirtare. Quando succede è un peccato, i posti che hanno ospitato le nostre beatitudini inaridiscono, ammuffiscono come le assi di un teatro perennemente vuoto, trattengono il respiro in attesa di nuove stagioni, di rinnovate, esaltanti calamità, voraci pomeriggi d'amore, feste di laurea sregolate, notti passate in bianco ad aspettare i dischi volanti. Le cose vibrano alla musica delle nostre emozioni, di quella dodecafonia che chiamiamo vita, tanto che una buona percentuale della follia che ci fa allegra l'esistenza finisce loro addosso, le anima come il servizio da tè della Bella e la bestia, e quando siamo via ci scommetto che si mettono a cantare e ballare le canzoni del film. Per cui. Per cui se non vogliamo farlo a nostra difesa, se della manutenzione degli amori non ce ne frega niente, se non abbiamo in conto la memoria e tutta la gran gente che la affolla, facciamolo almeno per loro, per le cose. Hanno diritto alla felicità più di quanto noi ne abbiamo a esser sempre torvi e incazzati.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

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