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Visualizzazione dei post da novembre, 2022

Il matto

C'era un uomo per la strada, stamattina, che non faceva niente per nascondere la sua irrequietezza. Vagolava tra le case, suonava citofoni, interrogava chi rispondeva. Pure, fermava la gente per la strada - una ragazza prosperosa gli ha dato corda e quello non la finiva più di farle far tardi, ovunque stesse andando. Dicono sia matto, chi lo conosce e chi non lo conosce, perché giurano, questi ultimi, che non ci vuole una scienza per accorgersene. Un ambulante che vende biancheria intima mi ha detto che è pazzia di famiglia, che suo padre era strano e suo nonno è morto in manicomio - quando ancora esistevano. "E anche il fratello non è che stia tanto bene; è sposato, sì, ci ha pure due figli, il fratello, ma è sbalestrato, strappa i manifesti funebri dai muri e se li porta a casa". "Cioè li colleziona?" ho chiesto incautamente. "Io che ci fa non lo so - m'ha risposto stizzito - ma c'è un sacco di padri di famiglia che l'han visto compiere quel s

Il violinista sul tetto

Dove va tutta la nostalgia? C'è un container, un deposito su una collina, un'arca dopo che gli animali sono scesi, una cassetta di sicurezza nelle banche dei Rothschild? E tutta la tenerezza? Quella di quando è nata mia figlia, quella del primo amore, quella delle case vuote che un tempo furono allegre. E dove va tutto lo stupore, ogni grano dell'amore pregato come un rosario, ogni disastro presagito - e tutte le cose lasciate in sospeso, dove vanno? Io non vorrei che si dissolvessero come me, quando verrà il giorno. Io vorrei sopravvivessero ai miei giorni, fossero tratti in salvo, tutti quei compagni di viaggio innocenti che ho evocato senza farlo apposta. Guardo questa abitudine straziante che è la vita e mi sento in debito per esser stato felice - seppur a lampi. E in colpa, per tutta la figliolanza che resterà orfana, dio non voglia. Per cui ecco, pensavo: c'è qualcuno che vuole adottare i miei sentimenti? Non subito, beninteso, anzi: fatemi toccare ferro. Tra cinq

Venuta al mondo

Mi siedo in treno e mi addormento, il viaggio è lungo, posso star tranquillo che la mia stazione non passa senza che io me ne accorga. Vado a Trieste, e ci vado senza una ragione differente dalla bellezza, dal desiderio di rivedere quasi d'inverno quella piazza chiusa su tre lati che a un certo punto, sul fronte spalancato, diventa molo e poi, con smania d'infinito, mare. Quando viene notte il treno si ferma in mezzo alla campagna e lo stridio dei freni mi sveglia; il casellante, lì in piedi sulla banchina, tiene in mano una lanterna, come un secolo fa. Sono mezzo intorpidito ma lo vedo, il segnale che fa al macchinista dondolando la luce: possiamo ripartire. Lo scompartimento è vuoto, sono scesi tutti in quella terra di nessuno che non aveva neanche il cartello arruzzinito col nome sopra: chissà che diavolo vanno a fare tutti là in mezzo al nulla, nella desolazione. Dopo un paio di minuti che siamo in corsa, il dondolio mi rapisce di nuovo: chiudo gli occhi, la bocca mi si apr

Se non lo capite da soli

C'era un nuovo questuante stamattina in città, un uomo alto più o meno come me, dai sessant'anni ben portati, i vestiti ben cuciti addosso, tanto che non sembrava glieli avessero regalati come di solito si fa coi questuanti, il berretto di lana e la mano tesa a ogni rada anima che passava. Stava seduto su una panca di pietra all'inizio della Ztl, non aveva cappelli per terra, né custodie di violini, non suonava, non cantava, non farneticava. Sfilavano, quei pochi che sfilavano, tutti torvi, scuri in volto, lo sguardo agli schermi degli smartphone. Nessuno salutava nessuno, nessuno si fermava a farsi gli auguri di Natale, anche se manca ancora tanto. Quando qualcuno con la coda dell'occhio lo notava, allora rallentava e si avvicinava per dargli una moneta; lui però ritraeva la mano, una o due volte ha detto No, no, non ho bisogno di soldi, e allora quelli che s'erano fermati andavano via offesi, disorientati. Io stavo dietro all'edicola, a far finta di decidere

Grandimprese

Dalla finestra del salotto, morto sul divano dopo il sonno schiantato del pomeriggio, vedo la strada, e sulla strada macchine che vanno senza pietà, viaggiano cercando una direzione, in frenesia accorciano il tempo tra un appuntamento e l'altro, che invece andrebbe dilatato. Il freddo mi ha preso i piedi, poi è salito intorpidendomi le gambe e la schiena - il primo freddo di un autunno incredibilmente cerimonioso. Mia figlia è andata a dar da mangiare ai gatti ma prima abbiamo studiato assieme, come si conviene che facciano padri e figli. Io non la so la letteratura spagnola, però so districarmi tra le parole pesanti dei libri, e quel po' di mestiere aiuta a cavar dai guai chi è alle prime armi. Nel tratto di vita che non è più torpore e non è ancora luce capita che arrivi la paura - degli anni che s'accorciano, del destino che chissà se esiste, dei gesti non compiuti su cui grava un rammarico muto - e arrivano idee grandiose cui dare scrittura, se solo me ne ricordassi anc