Guardo un'altra volta il tempo in cui da ragazzino credevo la mia famiglia la migliore possibile, e ragiono un'altra volta su quanto il mito sia ingannevole. Il fraintendimento del passato, la trappola della memoria, distorcono quello che è stato, abbellendolo oltre ogni ragionevole dubbio. Succede anche con l'epica, certi dicono che Omero si accecò per non vedere il furore degli uomini, la loro violenza bestiale, e senza sguardo poterne inventare la bellezza. Io ho vissuto dentro quella casa, ho guardato a lungo, eppure non ho visto. Vedo ora, con rammarico, tutta la poca nobiltà d'animo della gente da cui discendo, tanto che mi verrebbe di chiederle scusa per essere nato. E per essere eccentrico, se mai loro erano il centro. Io sono stato periferia, e adesso sono un vagabondo dai sentimenti indefiniti, dalla scontentezza irrequieta e dalla furibonda felicità. Talora lo sono, felice, come nessuno dei miei lo è mai stato, per questo scrivo, per farglielo notare, che ho ...
Un uomo dalla vita sobria aspetta il suo grande amore nell'atrio di un cinema. Sono le sei di un pomeriggio d'agosto, fuori ci sono 35 gradi, dentro l'aria condizionata raffresca la gente, ricordandole che stare al mondo non è poi così male. La fila alle casse comincia a farsi consistente; l'uomo, dopo essersi guardato attorno, decide di accodarsi, per non entrare in sala a film cominciato. Ogni tanto si volta, gli occhi vanno oltre le porte a vetri, fino al piazzale affogato dal sole. Il suo grande amore non si vede ancora. Accanto a lui una ragazza completamente calva sembra gestire con disinvoltura quella ferita. Parla con certi suoi amici dell'ultimo film di Aronofsky, dice che gli è piaciuto perché quel tipo ogni volta fa una cosa diversa e lei ama farsi sorprendere. L'uomo dalla vita sobria, a cui son piaciuti assai quasi tutti i film di Aronofsky, vorrebbe entrare nella conversazione ma teme di essere frainteso - è fuori tempo massimo per attaccar bottone...