Hai poggiato le tue gambe nude sopra le mie spalle e accanto a noi c'era Enrico Mentana. Gli ho detto Direttore, sia testimone che amo questa ragazza, lui ha sorriso e ha risposto D'accordo, non mi capita tanto spesso di fare qualcosa a fin di bene. Prima ero venuto a trovarti in ospedale, parlavi da sola, ho creduto fossi con qualcuno al telefono ma il tuo telefono era morto sopra al comodino. Gli effetti avversi dell'anestesia, mi ha spiegato l'infermiera: hai tolto la cistifellea, hai un piccolo sfrego sulla pancia. In sogno tutte le cose che non possiamo fare da svegli sono contrattempi lievi e allora ti ho convinto a scendere dal letto, ho aspettato che rinsavissi e siamo andati fuori. C'era un giardino fatto a gradoni, ti sei seduta su una panchina e hai alzato le gambe sulle mie spalle. Io stavo seduto su un muricciolo di fronte a te, Mentana si godeva la scena, come un ramarro al sole. Ti ho respirato, ti ho sentito dentro al naso, fino alla gola, e benché f...
E poi ti amo, le dissi. No, non è vero, non glielo dissi: glielo direi adesso. Possiamo rifare la scena? Possiamo tornare all'estate dell'ottantatré? C'era una specie di nuvola sopra di me, mio padre, e io mi tenevo alla larga ogni volta che potevo, pure in quella settimana al mare stavo per conto mio, come una scialuppa abbandonata sulla spiaggia. Passavo il tempo al bar del bagno Miranda, a mettere gettoni nel juke-box e a giocare a Pong contro me stesso, e un giorno giocai con Francesco Di Giacomo ma questa faccenda l'ho già raccontata, andiamo avanti che sennò vi vengo a noia. Per una di quelle traiettorie eccentriche che il destino architetta quando non sa che fare, una sera, giusto in mezzo al tramonto, mentre mia madre di certo mi aspettava per cena nell'appartamentino preso in affitto e mio padre le ricordava quanto fossi strano e inaffidabile, lei venne fuori dall'acqua, con la sabbia addosso e i capelli di medusa. Sapete, quando uno da ragazzino si inn...