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Tuo padre mi avrebbe sparato

C'è questa città dove ti ho incontrata dopo trent'anni che alla sera si tinge di rosa: è qui che ti ho aspettata disperando di vederti. Poi sei arrivata e ti ho invitata a cena, nell'appartamento da dove si vede il sole che s'infila nella tasca dell'orizzonte. Se posso permettermi stai meglio adesso, con le guance un po' più piene. Da questo terrazzo abbiamo spiato il serpente di auto che rincasava, mentre la pasta si finiva di cuocere. Ti ricordi che spettacolo che era la nostra gioventù? Ma ce ne accorgiamo solo in ritardo, è questo il guaio. Hai detto che ci contavi, di trovarmi ancora in discreta forma, perché gli uomini devono conservare una qual dignità, un decoro. Abbiamo riso come ridevamo nel novantaquattro, la notte che passammo a far l'amore con tutta l'incoscienza dell'età, senza nemmeno conoscerci. Quando tuo padre ci sorprese e disse che mi avrebbe sparato se mi fossi rifatto vivo mi venne in mente quella canzone di Ivan Graziani, impar
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Un sorriso gratis

Sapete la cosa per cui più mi rammarico, del mio carattere? Di non essere un uomo pratico, né scaltro. Praticità e scaltrezza fanno la fortuna di tanti, ed è tenerissimo quando questi gaglioffi mettono in mostra le loro doti: sembra quasi che mi compatiscano perché io non le possiedo. La commozione, per esempio, prendiamo la commozione. Io mi commuovo ancora tre volte al giorno, prima dei pasti, e se c'è da piangere piango, più volentieri però senza darlo a vedere: al cinema, da solo in casa, in macchina, o mentre cammino per i campi desolati rimuginando storie. Mi rammarico di non essere un uomo pratico, né scaltro, perché pur amando la mia anima crepuscolare, vorrei anche saper sempre come vestirmi per sembrare moderno, capirne di automobili, di vini quando al ristorante il cameriere mi chiede un parere, di investimenti in borsa, e di tutti quei piccoli sotterfugi ai limiti del lecito cui gli uomini differenti da me indulgono scambiandosi sguardi rapaci. Nessuno di questi tuttavi

Fake news

Anche oggi ho comprato il giornale, assieme alle parole crociate e a un libro sugli anni di piombo. Anche oggi ho fatto contenta la mia edicolante, cui verso da anni una parte non trascurabile del mio magro stipendio. Sulla prima pagina del quotidiano un chiarimento di cosa sia il cosiddetto decreto bavaglio: ora credo di averlo capito e sono abbastanza convinto che la fonte sia attendibile. Il quotidiano è La Stampa di Torino, e per quanto possiamo pensar male della comunicazione moderna, direi che è sufficientemente serio. A casa, mentre cuoceva la pasta, ho guardato la tv. Non era tutta immondizia, no. C'era un bel film con Isabella Ragonese che non avevo mai visto,  in un altro canale un lungo speciale su Renato Rascel e in un altro ancora un'inchiesta di Corrado Formigli sulla Fiat. Insomma, anche oggi ho cercato di non arrendermi al luogo comune per cui tutto ciò che ci raccontano i giornali è drogato e tutto quel che passa in televisione è una porcheria. E anche oggi ho

Un adulterio

L'ho tradita, sì, l'ho tradita, è successo stamane ma l'intenzione parte da lontano. L'ho tradita con leggerezza, come camminassi scalzo su un prato fiorito, e l'ho fatto nonostante piovesse, perché gli adulteri più plateali si consumano nelle giornate di sole. L'ho tradita e non me ne pento, anzi provo una quieta euforia, anticamera della felicità che arriverà nelle prossime ore o al massimo domani. Stiamo insieme dal 2020, dentro di lei sono stato anche bene ma son di più le volte che mi ha respinto, reagendo inospitale alla mia corte. Così non dico che è stata lei a spingermi al tradimento - sono solito assumermi le mie responsabilità - ma è probabile che se fosse stata più accogliente, ogni volta che rientravo, tutto questo non sarebbe successo. L'ho tradita stamattina dopo aver tentato altre volte di farlo, senza successo: questo per farvi capire che è stato tutto meno che una cosa improvvisa. Sono salito dall'altra col muso lungo di chi si sente so

Entertainment

Passano i ragazzi colorati, passa la primavera, passano i cani al guinzaglio, passa la banda dopo il rompete le righe e passa la vigilessa dalle grandi tette, ma non passi tu. Ci avevo sperato, ma ci credevo poco. Sono uscito con l'idea di incontrarti per caso e ho giocato l'attesa arrampicandomi su per le ottocento pagine di un libro stupefacente che non finirò mai, se non barando. Sono uscito con la speranza di incontrarti ma come ogni speranza pesava due lire, o una piuma sul piatto d'una bilancia, o la pagina 170 di quel libro immane, lei e lei soltanto. Però il mattino è dolce e turbatore anche se Eugenio è morto da un pò, le trattorie son piene a scoppiare, le moto ruggiscono e le ragazze ridono fresche come mazzi d'insalata: che palle tutte queste canzoni di gioventù. Spero promitto e iuro reggono l'infinito futuro: mi viene così, mentre passa un passante coi passanti dei calzoni senza la cintura, mi vengono scioglilingua, ieri ho letto in teatro due miei rac

Invisibile

Questo mio amico che adesso si è fermato ha viaggiato per il mondo tutta la vita. Deserti, città che io ho attraversato solo con la fantasia, lui li ha visti, calpestati, e a ogni ritorno me li ha raccontati: non per vanto, ma pensando che tornassero utili al mio mestiere di narratore. È stato quattordici volte in Africa, quasi altrettante in Sudamerica, tre volte a New York - dove amò una donna creola che per poco non lo convinse a sposarla - e pure l'Europa l'ha esplorata palmo a palmo, per la mia invidia malcelata. Poi ha come deciso che s'era sbagliato a essere per tanto tempo così irrequieto, mi ha detto che è stato un fraintendimento tutta quella smania di alberghi, aeroplani e fusi orari. E che il suo grande sogno era quello di stare fermo in un punto, lavorare dentro un recinto stretto, non indagare il mondo, guardare gli uomini senza la pretesa di capirli. Così ho pensato che stesse mentendo: a se stesso prima che a me. Poi ho visto che gli occhi, i gesti, andavano

Per sempre

Prima di addormentarmi raduno le idee leggere, quelle che il giorno son scappate sulle colline, allegre come sono e piene di vento. Le raduno e spero che una di loro resti tutta la notte, al contrario di certe amiche che vanno via quando l'alba è ancora lontana, lasciandomi stordito di nostalgia. Capita però che una fantasia asprigna si intrufoli tra quelle soavi, le contamini, è successo stanotte, non ho saputo difendermi. La memoria è un film di un milione di giorni e quel giorno di stanotte è una sera d'estate, verso le nove, e perdonatemi se qui il racconto diventa farraginoso, e il tempo uno scioglilingua. Viaggiavamo, io Alessandra e Susanna - che era piccola e stava sdraiata nel sedile di dietro - da Narni verso la città, nella Opel blu che all'epoca aveva fatto appena duemila chilometri. Guidavo piano, come in quella canzone di Concato, e tutto sembrava destinato a durare per sempre. Nostra figlia cantava una canzone di Pacifico, poi la voce le si invischiò di sonno