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Bellissima

Era un po' che non la vedevo, oggi si è presentata e ho stentato a riconoscerla. Altre volte era stata insinuante, saliva sopra di me con la pazienza della marea, oggi invece mi ha assaltato neanche fossi un portavalori e lei una svaligiatrice di professione. Un po' criminale del resto lo è, ma non per colpa: è la sua natura. Così tra la prima ora di trasmissione e la seconda, tra uno speciale su Michael Cimino e canzoni di Levante e Caparezza, si è presentata alla porta sbattendo i tacchi e poco c'è mancato che camminasse per lo studio col passo dell'oca. Era marziale, stamattina, tirannica. Mi ha voluto, mi ha preso, mi ha squinternato, e alla fine se n'è rimasta in un angolo a guardarmi annaspare, soddisfatta, con i suoi occhi dipinti di blu. Quando sono uscito ce l'avevo tutta addosso, appiccicosa, pruriginosa. Ho preso a grattarmi le braccia per mandarla via ma si è infiammata ed è stato peggio. Non va via se provo a cacciarla, va via quando lo decide lei, ...
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Libertà

Cercò le parole giuste per vent'anni e per vent'anni tentò di capire quale fosse il tempo migliore per pronunciarle. Le cercò nei libri di Foster Wallace, nei giornali che la gente abbandonava per la strada, dentro le enoteche illuminate da lampade al quarzo, quando i ricchi nei giorni d'autunno si rinchiudono a parlare di gestione del rischio, criptovalute e financial trading. E le cercò nei cinema della giovinezza, dove proiezionisti nostalgici organizzavano retrospettive su Luis Bunuel e Harold Lloyd e in sala non c'era nessuno a parte lui. Tutte quelle parole sparse nei libri, provocate dal vino e recitate in pellicola, però, non rendevano l'idea. Lui ne cercava altre, più perfette e asimmetriche, in grado di adattarsi all'asimmetria malinconica della sua vita. A un tratto capì che cercava le sue, non quelle degli altri, e si frugò in testa per scoprire se in qualche angolo nascosto della sua immaginazione potevano effettivamente esistere, e potesse trarle f...

L'ospite indesiderato

Ho vissuto tre anni e mezzo in una casa infestata. Mi rendo conto che detta così faccia ridere, e vi capirei perfettamente se non mi credeste. Resta il fatto che tra il 2021 e il 2024 ho abitato in un appartamento in cui alcune manifestazioni non comuni han fatto vacillare seriamente la mia fede nella logica e nella razionalità. Se guardo a quei fatti oggi, col filtro del tempo son tentato di ridimensionarli, ma all'epoca li trovai inspiegabili e come tali - senza cioè pretendere di dar loro una spiegazione - provo a raccontarli. Alla fine del 2020 comprai un appartamento in una vecchia palazzina alla periferia di Narni. Mio padre era morto da poche settimane, ero scombinato, fuori fase, triste. La casa addizionava quelle sensazioni ogni volta che rientravo, dopo la scuola, dopo la radio. Mi accoglieva specie di notte nelle stanze mute con manifesta ostilità. Lo percepivo, me lo sentivo addosso, quel rancore: se non avete mai provato qualcosa di simile in relazione a un posto è dif...

Ragazze di un altro tempo

La collina del Censo è l'ideale per stare da solo. Ci salgo di domenica ma anche nei feriali, calzo scarpe comode e con la musica giusta nelle orecchie percorro tre volte, talora quattro, l'anello che la cinge per tutta la lunghezza. Ieri la mia volontà e la mia rappresentazione coincidevano, non succede spesso, e così con un solo gesto ho assecondato entrambe. Là in mezzo al sentiero, tra due file alte di alberi giovani e i rumori del bosco smosso dagli animali, mi sono riappacificato. A casa mi aspettavano silenzio e pensieri leggeri, buoni propositi per l'avvenire e un paio di sogni che ho lasciato qui a irrobustirsi, e che riprendo a sfamare ogni volta che mi arrampico fino a questa altezza. Mentre cenavo in radura, il cielo si è illuminato. Sopra quella gobba d'Appennino si è tinto di un celeste insincero: nessun cielo può riflettere tanta innocenza se guarda alle atrocità degli uomini. Ciononostante gli ho creduto, mi sono lasciato ingannare. A un tratto il vento,...

Un'idea di libertà

Certi giorni mi dà di volta il cervello e allora faccio 180 chilometri tra andata e ritorno per andare a mangiare un gelato. La gelateria si chiama Gambella, sta in piazza Mazzini a Tarquinia: appena si entra in città per la salita di via della Salara ve la trovate sulla sinistra, dieci metri prima del museo cittadino. Quando ci vado, ci vado preferibilmente al tramonto, nelle prime settimane d'estate. A quell'ora il caldo si placa un po' e il mare, laggiù in lontananza, oltre la terrazza panoramica e la balaustra di pietra, è il Tirreno docile e pescoso di cui si innamorò Enea. Tutta quella bellezza gli invase gli occhi e lo convinse a fermarsi da queste parti, dopo tanto vagabondare. Con me sta provando a fare lo stesso. La tentazione di comprare un mini appartamento è trasferirmi qui è forte, ha una voce chiara. Dovrei lasciare Narni, la mia vita cambierebbe pelle un'altra volta, non so se potrei sopportarlo: troppe mutazioni ti fanno dimenticare chi sei. Ma nello st...

Il bene che ci vogliamo

Per andare a comprare le verdure passo sotto la casa dei nonni materni, oggi un casermone disabitato con le persiane chiuse. Là davanti rallento sempre il passo, torno indietro di cinquant'anni, quando tutti erano vivi e tutto il bene era intatto. Gioco un po' con la memoria e alla fine, intenerito, vado a prendere le zucchine e la rucola. Oggi ho fatto lo stesso ma un pensiero laterale ha insistito per infilarmisi in testa. Bisticciava, quel pensiero, proprio con il concetto di bene, lo complicava, lo ingarbugliava come un gomitolo. Per tutta la vita ho creduto che il bene fosse di un tipo soltanto, e che al massimo esistessero delle gradazioni, delle categorie, cosicché c'è chi te ne vuole un po' di più e chi un po' di meno. Oggi temo di aver intuito in realtà che il bene è come le persone: ce ne sono di tanti caratteri differenti. Mio nonno per esempio, Gino, mi dimostrava un bene burbero, sbrigativo, poche parole e molti piccoli sacrifici per accontentarmi. Mio ...

Nastenka e il sognatore

Vorrei fare un esperimento, vorrei portare Fedor Dostoevskij a uno di quei club letterari dove volenterose lettrici di romanzi medi commentano entusiaste il libro del mese e vedere l'effetto che fa. Mettiamo che sia Le notti bianche, niente di troppo impegnativo: mica posso presentarmi con Delitto e castigo, quelle menti semplici potrebbero collassare. Lo lascerei con noncuranza sopra un tavolo in ombra, in un angolo della stanza, poi mi metterei ad ascoltare, rapito, gli strabilianti aggettivi spesi per un titolo qualunque della Gamberale: eccezionale, grandioso, fantastico, meraviglioso. Le volonterose, entusiaste lettrici di romanzi medi non brillano per originalità attributive. Mentre siamo lì, il romanzo del tenero sognatore senza nome e di Nastenka comincerebbe a vibrare come un cellulare. La copertina si accenderebbe e quella fortunata ragazza che sta dentro alla storia - fortunata perché amata da due uomini di carattere opposto - uscirebbe fuori dalle pagine e non vista si ...