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E poi

E poi ti amo, le dissi. No, non è vero, non glielo dissi: glielo direi adesso. Possiamo rifare la scena? Possiamo tornare all'estate dell'ottantatré? C'era una specie di nuvola sopra di me, mio padre, e io mi tenevo alla larga ogni volta che potevo, pure in quella settimana al mare stavo per conto mio, come una scialuppa abbandonata sulla spiaggia. Passavo il tempo al bar del bagno Miranda, a mettere gettoni nel juke-box e a giocare a Pong contro me stesso, e un giorno giocai con Francesco Di Giacomo ma questa faccenda l'ho già raccontata, andiamo avanti che sennò vi vengo a noia. Per una di quelle traiettorie eccentriche che il destino architetta quando non sa che fare, una sera, giusto in mezzo al tramonto, mentre mia madre di certo mi aspettava per cena nell'appartamentino preso in affitto e mio padre le ricordava quanto fossi strano e inaffidabile, lei venne fuori dall'acqua, con la sabbia addosso e i capelli di medusa. Sapete, quando uno da ragazzino si inn...
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Non escludo

Ogni volta che torno da un viaggio breve ho nostalgia del posto dove sono stato, contrattempo che non mi capita se la villeggiatura è più lunga, e accidentata. Non so, magari dipende dal tempo limitato, che non mi permette di ambientarmi come si deve e quando riparto, riparto con un senso di incompletezza smaniosa, che a casa mi fa allegro e irritato. Questa volta faceva freddo, strano per essere quasi primavera. Tra i vicoli scoscesi della città vecchia mi son dovuto tirare il cappuccio sulla testa, andando in giro come un eschimese. Non escludo che tu sia felice anche senza di me - ho considerato a un certo punto, davanti a una pasticceria. Era presto e sono entrato a scaldarmi, e ho preso una fetta  bella spessa di Sachertorte: uno spettacolo. Non ho mai amato tanto l'incontro di cacao e marmellata, ma qui la fanno che è una delizia, evidentemente: non troppo dolce, equilibrata nel complicato sposalizio di quegli ingredienti così poco interessati alla reciprocità. Tipo noi due. ...

Erotica

Mi sono voltato ed eri lì, bella e nuda come un'etrusca, così canta il poeta. Eri nuda in sogno perché da sveglio non ti ho vista mai a quel modo, né quando eri a scuola né dopo, fuori, quando ci frequentammo con pudicizia. Mi sono voltato e hai aperto gli occhi, ti ho baciato la bocca e hai detto Fammi dormire, ma dolcemente, non avendone l'intenzione. Ti sei girata su un fianco, mi hai dato le spalle, hai cominciato a dire Ti ricordi quando ci parlavi di rivoluzione? Non siamo stati capaci di farla. Nemmeno io, ti rispondo, per questo volevo la faceste: perché fosse anche per me. E poi tutte quelle canzoni? Lo facevi apposta, a metterle a lezione: perché ci illudessimo che fosse possibile un mondo migliore. Un mondo migliore, che grande abbaglio, prof. Se la natura umana non cambia come potremo mai costruirlo? Eri la più curiosa delle mie allieve, amavi gli scrittori che raccontavo, ti rammaricavi di dover dormire perché era tempo perso, volevi sempre che ti suggerissi un lib...

Supermarket

Cosa c'è di più attraente di una donna che fa la spesa? Gira col suo carrello tra le corsie, lo riempie con tutta la calma del mondo, legge gli ingredienti sulle etichette, scannerizza i codici, e tra la farina di tapioca e il lievito Paneangeli prende a parlare da sola: sta decidendo se fare un dolce o andare al cinema, oggi pomeriggio. E cosa c'è di più letterario di uno scrittore che fortuitamente si trova alla stessa ora davanti agli stessi scaffali, lui meno pretenzioso, con soltanto un cestino che trascina per la maniglia ma con i sensi all'erta perché una buona storia può nascondersi anche nei posti più impensati? Ecco che a un certo punto i nostri eroi - donna che fa la spesa e scrittore - prendono con noncuranza a rincorrersi: hanno intuito che hanno bisogno l'uno dell'altra per dare un senso alla giornata. Lei vuole che il suo fare la spesa non sia soltanto un gesto automatico ma venga cantato come si conviene e forse ha capito che quel tipo strano può ser...

Ragazza da marito

C'è questa canzone di Francesco Baccini dove Marilyn non è diventata ancora Marilyn e balla con una scopa di saggina. Fa la comparsa in un film, ha un paio di pose appena, in una pausa delle riprese, mentre tutta la troupe è a pranzo, lei prende una scopa e si mette a piroettare sotto un riflettore rimasto acceso, fingendo di essere una star. Non sa che lo diventerà di lì a poco, la più grande di tutte. Baccini intuisce che si può immortalare un istante, una speranza, un'ambizione. Norma Jean è una ragazza da marito, e del resto la canzone si intitola proprio così, è una delle tante in cerca di fortuna ma è quasi convinta che la fortuna non le toccherà mai, che dovrà sposarsi e sfornare quattro o cinque figli in pochi anni, e ingrassare senza pietà. Ha i piedi sul confine, e non lo sa. Quello è il giorno da cui non potrà mai tornare indietro perché quel ballo qualcuno lo noterà, e trasformerà una figurante in una diva. Vorrei che ascoltaste quella canzone (la trovate qui:  http...

Febbraio

Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

L'attesa

Una sera di maggio - avevo diciannove anni - tornai a casa in corriera leggero e rapito. Fuori dai vetri il sole obliquo colorava l'asfalto di arancione, la primavera mi faceva allegro: sperai che la giovinezza fosse una stagione spropositata, così avrebbe fatto fatica a passare. Un paio di settimane prima l'insegnante di italiano mi aveva regalato due libri, me li portavo dietro in una sacca di tela: nei tempi morti, durante i viaggi e in altre attese inerti, leggevo una pagina di qua e una di là. Vedi se noti le differenze - m'aveva detto la prof, ma io per un po' non capii a che diavolo alludesse. Era spesso volutamente oscura, lasciava in giro le sue parole come non avessero valore, fossero vuoti a perdere, invece credo ci tenesse a che le raccogliessi io, e ne facessi buon uso. Da qualche settimana, allora, ero nello spazio, su un pianeta abitato da una pecora, e nello stesso tempo in mezzo al deserto, dentro una fortezza lugubre, in attesa di un nemico che non arr...