Certi giorni mi dà di volta il cervello e allora faccio 180 chilometri tra andata e ritorno per andare a mangiare un gelato. La gelateria si chiama Gambella, sta in piazza Mazzini a Tarquinia: appena si entra in città per la salita di via della Salara ve la trovate sulla sinistra, dieci metri prima del museo cittadino. Quando ci vado, ci vado preferibilmente al tramonto, nelle prime settimane d'estate. A quell'ora il caldo si placa un po' e il mare, laggiù in lontananza, oltre la terrazza panoramica e la balaustra di pietra, è il Tirreno docile e pescoso di cui si innamorò Enea. Tutta quella bellezza gli invase gli occhi e lo convinse a fermarsi da queste parti, dopo tanto vagabondare. Con me sta provando a fare lo stesso. La tentazione di comprare un mini appartamento è trasferirmi qui è forte, ha una voce chiara. Dovrei lasciare Narni, la mia vita cambierebbe pelle un'altra volta, non so se potrei sopportarlo: troppe mutazioni ti fanno dimenticare chi sei. Ma nello st...
Per andare a comprare le verdure passo sotto la casa dei nonni materni, oggi un casermone disabitato con le persiane chiuse. Là davanti rallento sempre il passo, torno indietro di cinquant'anni, quando tutti erano vivi e tutto il bene era intatto. Gioco un po' con la memoria e alla fine, intenerito, vado a prendere le zucchine e la rucola. Oggi ho fatto lo stesso ma un pensiero laterale ha insistito per infilarmisi in testa. Bisticciava, quel pensiero, proprio con il concetto di bene, lo complicava, lo ingarbugliava come un gomitolo. Per tutta la vita ho creduto che il bene fosse di un tipo soltanto, e che al massimo esistessero delle gradazioni, delle categorie, cosicché c'è chi te ne vuole un po' di più e chi un po' di meno. Oggi temo di aver intuito in realtà che il bene è come le persone: ce ne sono di tanti caratteri differenti. Mio nonno per esempio, Gino, mi dimostrava un bene burbero, sbrigativo, poche parole e molti piccoli sacrifici per accontentarmi. Mio ...