Guardo un'altra volta il tempo in cui da ragazzino credevo la mia famiglia la migliore possibile, e ragiono un'altra volta su quanto il mito sia ingannevole. Il fraintendimento del passato, la trappola della memoria, distorcono quello che è stato, abbellendolo oltre ogni ragionevole dubbio. Succede anche con l'epica, certi dicono che Omero si accecò per non vedere il furore degli uomini, la loro violenza bestiale, e senza sguardo poterne inventare la bellezza. Io ho vissuto dentro quella casa, ho guardato a lungo, eppure non ho visto. Vedo ora, con rammarico, tutta la poca nobiltà d'animo della gente da cui discendo, tanto che mi verrebbe di chiederle scusa per essere nato. E per essere eccentrico, se mai loro erano il centro. Io sono stato periferia, e adesso sono un vagabondo dai sentimenti indefiniti, dalla scontentezza irrequieta e dalla furibonda felicità. Talora lo sono, felice, come nessuno dei miei lo è mai stato, per questo scrivo, per farglielo notare, che ho vissuto più pienamente di loro, che ho cantato mille volte tutte le canzoni possibili di vendetta e riconciliazione, e che ho educato mia figlia a fare come e meglio di me. Di questo sono colpevole, di non averla uniformata. Scrivo forsennatamente perché è l'unico modo per far sentire il dissenso, la scontrosità. Loro mi leggono, e da sempre preferiscono non affrontare il problema, tanto è gigantesco. Finché scrivo c'è speranza. C'è un romanzo che forse avete letto, dentro c'è uno scrittore immobilizzato su una sedia a rotelle, in un posto sperduto in mezzo alle montagne, accanto a lui un'infermiera che adorandolo lo sevizia. Forse mi hanno amato troppo e come quella donna mi hanno torturato, per non farmi smettere di scrivere, e prima ancora per farmi cominciare. Magari sono loro, quelli a cui dovrei esser grato. Forse dovrei volergli bene. Ma il bene più importante è quello che si vuole a se stessi, e non c'entra niente l'egoismo, anzi: il bene che si vuole a se stessi è il contrario, dell'egoismo. Ama te stesso come il prossimo tuo, avrei detto, se Cristo fossi stato io. Ed è per essermi amato così tanto che faccio quello che voglio da una vita.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

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