Una notte di luglio scoprimmo quella canzone, la canzone diceva che quella notte non sarebbe finita e quella notte non finì. Continua ancora oggi, ce l'ho nel cuore e la rivivo ogni volta che torno là dove calandosi dal cielo si fece palco, e sipario, e quinta di teatro. Cadde per terra e dilagò, colorando tutto il mare di quel nero luminoso che ti fa vedere le cose meglio che se fosse giorno. Io che dimentico tutto, questo me lo ricordo: uscimmo dall'albergo dopo esserci cibati l'uno dell'altra e camminammo fino al molo. Tu eri fantastica ma io ero troppo giovane per rendermente conto e così non feci onore a tutta la bellezza. Ora me ne rammarico, ma rammaricarsi col senno di poi, in un'epoca di solitudini affollate, è un gesto assieme nobile e vano. La luna, piena per tre quarti, si specchiava sull'acqua, un'orchestra suonava con grazia certi ballabili che ci convinsero a scendere in pista, mi hai stretto a te come per paura di perdermi, e sarebbe successo...
Sdraiato sui binari: diario di bellezze malsincere in attesa del treno. Sperando che porti ritardo.