Cercò le parole giuste per vent'anni e per vent'anni tentò di capire quale fosse il tempo migliore per pronunciarle. Le cercò nei libri di Foster Wallace, nei giornali che la gente abbandonava per la strada, dentro le enoteche illuminate da lampade al quarzo, quando i ricchi nei giorni d'autunno si rinchiudono a parlare di gestione del rischio, criptovalute e financial trading. E le cercò nei cinema della giovinezza, dove proiezionisti nostalgici organizzavano retrospettive su Luis Bunuel e Harold Lloyd e in sala non c'era nessuno a parte lui. Tutte quelle parole sparse nei libri, provocate dal vino e recitate in pellicola, però, non rendevano l'idea. Lui ne cercava altre, più perfette e asimmetriche, in grado di adattarsi all'asimmetria malinconica della sua vita. A un tratto capì che cercava le sue, non quelle degli altri, e si frugò in testa per scoprire se in qualche angolo nascosto della sua immaginazione potevano effettivamente esistere, e potesse trarle fuori da quel nascondiglio e provare a mostrarle al mondo, nude com'erano. Così scrisse, con il talento trascurabile che aveva ma cercando di affinarne le grossolanità e sopra tutto scrisse in misura forsennata, non risparmiandosi, dormendo poco, mettendo davanti alla sua vita adesso quella missione. Una cosa sacra, si disse, se mai nel mondo della narrazione umana ne esiste un riflesso, di quella facoltà. La sacralità laica, tutta terrena, straziante, delle sue avventure dolorose lo convinse di essere sulla strada giusta. Aveva perso troppo tempo, in giovinezza, aspettando un bene non meglio definito, una liberazione da suo padre, un altro amore concepibile come l'amore perfetto. Alla fine però le parole che cercava le trovò. Erano quelle di cui si servì per far capire una buona volta a tutti, senza che ci fossero mal interpretazioni, che a lui la vita presente non piaceva, e che finché era in tempo ne avrebbe cercata un'altra, più libera e soddisfatta. E in quel momento, come Ulisse, sarebbe finalmente tornato a casa.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

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