Era un po' che non la vedevo, oggi si è presentata e ho stentato a riconoscerla. Altre volte era stata insinuante, saliva sopra di me con la pazienza della marea, oggi invece mi ha assaltato neanche fossi un portavalori e lei una svaligiatrice di professione. Un po' criminale del resto lo è, ma non per colpa: è la sua natura. Così tra la prima ora di trasmissione e la seconda, tra uno speciale su Michael Cimino e canzoni di Levante e Caparezza, si è presentata alla porta sbattendo i tacchi e poco c'è mancato che camminasse per lo studio col passo dell'oca. Era marziale, stamattina, tirannica. Mi ha voluto, mi ha preso, mi ha squinternato, e alla fine se n'è rimasta in un angolo a guardarmi annaspare, soddisfatta, con i suoi occhi dipinti di blu. Quando sono uscito ce l'avevo tutta addosso, appiccicosa, pruriginosa. Ho preso a grattarmi le braccia per mandarla via ma si è infiammata ed è stato peggio. Non va via se provo a cacciarla, va via quando lo decide lei, è la mia sola certezza. Il tempo gioca a mio favore, in genere si stanca presto come si stancano le amanti smaniose, hanno sempre bisogno di una nuova avventura. Finché non succede però il giorno è una pena caracollante, mi sforzo di non darlo a vedere ma ogni sorriso è spento, ogni entusiasmo costruito. Dalla sua c'è un dato incontrovertibile: è bellissima. Bellissima e feroce, ma quello lo scopri solo in un secondo momento, quando è troppo tardi, quando te ne sei già innamorato. A quel punto sei nella sua rete, è una pescatrice, a suo modo. Gioca con le extrasistolie, con le tentazioni accecate e con le ipocondrie assortite che mi porto dietro; ogni mia resa, ogni esame del sangue, sono una perversione di cui lei fa vanto, quando dice Come potresti mai vivere senza di me? Sono un animale da compagnia, il passatempo, il tamagotchi dell'anima: per lei sono tutte queste cose insieme. Si atteggia a signora d'alto bordo ma è una puttana, mi prende e mi lascia senza chiedermi il permesso, e senza che uno solo dei miei istinti omicidi verso di lei le faccia il minimo effetto. Poi quando se ne va sembra quasi contrita, sembra scusarsi per il disturbo arrecato: è un'altra posa. La sua ostinazione a venirmi a cercare è un vizio contro cui non c'è soluzione.
Mi invitano a una festa di pomeriggio, come quando avevo quattordici anni. Per di più di sabato, esattamente come allora. All'epoca mi accompagnava mio padre prima di aprire la tabaccheria, e infatti arrivavo sempre in anticipo, quando non c'era ancora nessuno. Il posto non lo riconosco, l'ho dimenticato, ma i miei vecchi compagni di scuola devono essere qui, da qualche parte, al settimo piano dello stesso palazzo ingrigito. Alla fine indovino la strada, il civico giusto, suono, mi aprono, faccio le scale a piedi e mi ritrovo davanti a una porta blindata che nel 1981 era di ottone. Dietro la porta, Silvia. Le do del lei, faccio finta di non riconoscerla. Lei fa lo stesso, dice Prego, si accomodi , sono arrivato un'altra volta per primo. Non è cambiata poi tanto. Certo, ha la mia età, non è più una bambina, e non ho idea di che vita abbia vissuto, se sia sposata, abbia dei figli, che mestiere faccia. Mi fa sedere in quella che definisce living room: quando eravano ragazz...

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