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Messaggio cifrato

Tutte le volte che vado via da questa casa, tiro i fermi delle persiane, chiudo il cancello e scendo in città, mi pare che qualcuno mi spii dalle stanze buie, e immagino si chieda quando tornerò, che già sente la mia mancanza. Per questo lascio un sospetto di me sopra una mensola, accanto al camino spento, dietro i racconti di Neil Gaiman, dentro l'armadio d'inverno. Un foglio scritto a matita, una bacca di ginepro, una bottiglia di Campari mezza bevuta e mezza da bere, una camicia grezza buona per i mesi freddi. Intanto che non ci sono, quelle povere cose, briciole di me, fanno compagnia a chi aspetta. Semino oggettini come un assassino maldestro semina indizi sul luogo del delitto, ma con maggior consapevolezza. Quando torno, torno perché sono innamorato. Di questa casa oscura e gaia, dei misteri che conserva, della luna quando di notte colora la radura della sua luce cinerea. E di questo tempo, e delle persone che lo abitano, che dio le benedica. E quando torno è per scriver...

Da solo

Se dessi retta all'istinto vivrei in una stanza d'albergo, ne ho vista una stamattina e me ne sono innamorato. Passavo sotto l'hotel Sempione ed era la terza da sinistra, secondo piano del palazzo, con un terrazzino dalla ringhiera blu. Beninteso, l'ho vista da fuori ma me la sono immaginata piccola e arredata a misura delle mie pretese, che sono essenziali: una libreria per tenere i libri da cui non so separarmi, un letto a una piazza e mezza per ospitare le amiche di passaggio, uno schermo per guardare i film e un convettore per l'aria condizionata. Meglio se la stanza è insonorizzata, così i vicini di camera, ogni giorno differenti, potrebbero far festini e io dormire della grossa, se mi va. A pensarci bene di tanto in tanto un po' di baccano mi piacerebbe sentirlo, o mi verrebbe da pensare di vivere nel deserto. Mi sorride l'idea di stare fermo in un posto per un sacco di tempo e avere attorno gente che viene e va, ed è sempre diversa, una volta altera, ...

Amor proprio

Alla lettura del testamento certi di noi non ereditano palazzi, navi da diporto o conti in banca ma rabbia e aritmie del cuore. Funziona così: quando muore uno che credevi ti volesse bene il notaio ti convoca, legge le ultime volontà del defunto e tu ti ritrovi tra capo e collo tutte le smanie e le perversioni che erano solo sue e che con quel gesto ti passa perché tu ne sperimenti la consistenza. Così per esempio avere accanto per anni una persona che hai troppo ben giudicato ma che a conti fatti è pazza, bugiarda e infingarda renderà te, alla sua dipartita e se già non è accaduto prima, difettoso delle stesse noie. Se tu poi non sei accorto, manifesterai quel carattere ad altri esseri umani, rendendoti sveltamente persona non grata, come certi diplomatici in certi stati canaglia. Attenzione inoltre a chi sposate, a chi amate, di chi siete figli e fratelli: c'è il caso che vi chiedano in continuazione premure e favori e quando siete voi a permettervi una pretesuccia anche da nient...

Gli amici

A un certo punto, avvertendosi incompleto, sentì il bisogno di abitare altrove. Non in altri corpi, come si dice facciano i diavoli, ma in altri se stesso, e per farlo ebbe bisogno di cambiare città, famiglia, opinioni politiche, schemi mentali, squadre per cui tifare e gusti alimentari. Viaggiò intorno al mondo per qualche stagione, con altri abiti addosso, con riferimenti sentimentali inediti e con nuovi medici di famiglia. Privilegiò luoghi scontrosi e invernali, ma non disdegnò di scendere al mare, di tanto in tanto. Poi dopo giri immensi tornò a casa e li trovò là ad aspettarlo. Non tutti: quelli che contavano, le persone con cui aveva mangiato, pianto, creduto alle parole delle canzoni. Le ragazze con cui aveva fatto l'amore. La gente che gli aveva regalato tempo e allegria senza volere in cambio nulla. Li trovò incredibilmente giovani, erano sempre loro: le donne le stesse acconciature, le stesse voci sonanti, gli uomini la medesima galanteria perché gli altri, i malfattori,...

Caffè della pace

C'è un bar in questa città di mare dove ho immaginato potrebbero venire per un chiarimento universale tutti i popoli del mondo. Mi ci sono fermato ieri, a leggere Tabucchi e a bere una coca, di ritorno da una sgambata in bici, e ad aspettare l'ora di cena. Ho chiesto alla ragazza del caffè se potevo prendere in prestito il giornale, e sfogliarlo dieci minuti all'ombra delle palme. C'erano tutte quelle cose orrende che ci sono sui giornali, e alle quali siamo abituati, è un'anestesia di pietà che ci toccherà scontare, in questo mondo o nell'altro. Ho immaginato che ebrei e palestinesi potrebbero venirci, in questa piazza, e sentire che buono che è il gelato che fa questa ragazza che somiglia a un'attrice di cui non ricordo il nome. Specie il torroncino, il torroncino coi suoi pezzetti di canditi e le mandorle di Noto è uno spettacolo. E potrebbero farci un salto, a patto che vengano disarmati, tutti i russi e tutti gli ucraini, c'è spazio, è un locale che...

Niente per sempre

C'è una murata di scogli a cento metri dalla riva, mia figlia arrivava fin là. Più al largo non si tocca e  a turno io e mia moglie le facevamo la guardia, dritti sul bagnasciuga, rischiando l'insolazione. Ciononostante ogni tanto spariva tra quelle onde docili, pochi attimi, per poi riapparire in qualche tratto più vicino alla spiaggia. Troppo tardi, a me era già venuto un infarto. Meno apprensiva mia moglie: forse già sapeva che in capo a tre anni ci avrebbe lasciati soli e voleva mostrarmi come gestire razionalmente il panico di una figlia in mare aperto. In senso letterale e metaforico. Era il 2009 e dopo sedici anni sono tornato qui, ma l'albergo dove soggiornammo inquieti e preda di una felicità a breve termine l'ho solo sfiorato: ho preso una camera nell'albergo accanto dalla cui finestra, guarda tu il caso, si intravede la camera di allora, un suo spiraglio almeno. Perché l'ho fatto? Perché non sono mai riuscito a maledire il passato, provo anzi una sort...

Il racconto breve

Il racconto breve è un bacio appassionato, uno solamente, per questo io ne scrivo così tanti, per assaporare ogni volta che posso le labbra che vedo in sogno. Comincio a scrivere e mi avvicino alla tua bocca, arrivo a metà e ti sfioro le guance, poi mi allontano perché capisco che quel che ho scritto non ha struttura, ne butto un gran tratto e ricostruisco da lì, dalle prime rigoline orgogliose, e tiro dritto fino alla fine, così posso finalmente toccarti. Il racconto breve è uscire a cena insieme una volta sola e ricordare quella meraviglia per tutta la vita, una eredità di stupore; il racconto breve è rubare una sera al computo immane della vita intera ed esserle grato per sempre, perché in quella sera ti sei riconosciuto. Il racconto breve è carne che sanguina e sabbia che scivola dal buco delle dita, quando le tieni chiuse a pugno. Il racconto breve è la salvezza, la bellezza, il sortilegio che ti salva in una notte di luna piena dalla licantropia. Il racconto breve è una felicità ...