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Scrollarsi di dosso

Quando passano più giorni del lecito tra un post e l'altro qualche amico si preoccupa: Hai smesso di scrivere o è solo che hai altro per la testa? Non ho smesso di scrivere, come potrei? Ho solo rallentato, come altre volte accelero. Sono in cento faccende affaccendato,  mille progetti approgettato , centomila bellezze abbellezzato , tutta roba in cui c'entra la parola, culto e motore di ogni azione. L'uomo malinconico si barda e diventa lo scrittore ironico, il narratore leggero di cose serie, e combatte così il suo fondo di depressione genetica. Ne vengon fuori belle storie; il contrario - il brillante che si finge intimista - non è credibile, non cava un ragno da un buco. Per cui son fortunato. Vedo uomini privi di decenza che a cinquantanni spiano per via ragazze poco vestite: non ho mai sofferto di questa demenza senile. Lavoro sulla mia felicità, invece, e difendo fino all'ultimo respiro il mio amore coetaneo, la sua consapevole volontà di esserlo fino alla ...

L'astronauta

Mi hanno detto che la disonestà è solo questione di occasioni, mi hanno detto Pure te che sei candido, se ti viene bene rubi . Così sarà cominciata Mafia Capitale, e va' a sapere se tra qualche tempo non verrà fuori roba strana su Milano o altro marciume sul calcio internazionale che è tanto bravo a far la morale al nostro. Quando a mia moglie toccò il cancro lo capii dall'emocromo e lo rivelai a un clown vestito da medico, ma lui si scaldò: A ciascuno il suo mestiere , disse, poi finì per ammetterlo, con un mese largo di ritardo. Incompetente. E se l'incompetenza è una forma di disonestà, allora non c'è gran distanza tra quelli arrestati con le mazzette in cassaforte e lui, che gira ancora a  piede libero. Comunque io no, non scherziamo: non ci sono tagliato a far da bersaglio ad avvisi di garanzia. A otto anni fregai un soldatino Atlantic a un ragazzino più piccolo e ancora ne provo rimorso. E allora chi mi ha dato del ladro potenziale l'ho mandato a farsi fottere...

Solitudini e solitudini

E nel discorso siamo usciti a parlar di vanità, l'altro giorno, al laboratorio di scrittura creativa. Quel misurino che ce ne vuole per far sortire di casa ciò che racconti, scommettendo che gli altri lo trovino attraente. Senza esagerare però, sennò diventa presunzione e se noi ci sentiamo presuntuosi metti che rinascesse Calvino: cosa dovrebbe sentirsi? Ma è stata una settimana impegnativa, densa come poche delle ultime due o trecento che ho abitato. E vanità o no, non mi sono risparmiato. Per cui ieri time out: mare. E a leggere Ciak e i quarantanni dello Squalo - in una caletta poco frequentata, dove hanno di nuovo trovato agio e benessere assieme i nostri cuori compagni - come lo squalo medesimo la voglia di scrivere ti morde, e cominci a innestare fantasie in una storia reale con lo stesso schiribizzo di un giardiniere in vena. Eravamo stati al ristorante, il due giugno. Un ristorante il giorno di festa è pacchiano: comunioni, battitidimani , orchestrina romagnola, separè...

Paula Cooper, morta due volte

E così, per un colpo di libertà, viaggiammo fino a non poterne più. Fu la mia ostinazione a innamorarmi di tutto quel che è pericoloso a farmi salire sul traghetto per le isole greche; nello specifico ciò che mi innamorava laggiù - che è un tempo e non un posto: il 1986, l'anno che me ne uscii dal Classico - era una dichiarazione d'indipendenza. Indipendenza dalla mia ritrosia a partire - perché ogni partenza porta appresso l'ansia di abitudini sospese -  dall'incapacità di spiegare a mio padre chi ero per il solo tramite della vicinanza obbediente, da una ragazza arrivata troppo presto a organizzarmi la vita. Partimmo in quattro, due maschi e due femmine, una coppia e una no. Lo sembrammo però anche noi due - che invece eravamo slegati - e negli alberghi ci piaceva darlo a intendere, e dormimmo in fondo tutti assieme più che talvolta. C'era un modo di fare in quegli anni Ottanta che - solidificato in memoria - avrebbe poi dato adito a nostalgie in varia forma, acu...

Domani sta arrivando la pioggia

Domani sta arrivando la pioggia. Il vento invece è già qui, sul mio terrazzo; scompiglia la confusione degli oggetti - i libri, le tazzine di caffé, le sigarette della sera - dando loro un ordine casuale più convincente del mio. Tutto appare come è: mischiato a tutto, senza la pretesa di dominio delle cose che fa patetici gli esseri umani. Il secolo di misantropia di Marquez ha le pagine arricciolate dalla mia trascuratezza: l'ho lasciato sul tavolo di plastica, in mano all'inverno, dopo che fino a ottobre mi ha fatto impazzire a rileggerlo , giusto trentanni dalla prima volta. Tanto so e tanto basta di un giovedì d'attesa di un'altra stagione quando credevo che quella uscente fosse l'ultima. Esser vivi non è scontato e non è poco. Perché sono andato in edicola, la più gradevole tra le tante che frequento - per la cortesia sorrisa e antica del giornalaio, un uomo che pare scusarsi per ogni cosa che dice - e l'ho trovata chiusa. Chiuso per lutto , ci hanno i...

Al confine del mattino

Ho ripreso a fumare, dannazione,  ma solo la sera, in terrazzo, la stella polare a ore dodici, in compagnia dell'unica persona con cui fumare non fa male anzi aumenta in lunghezza e pienezza la vita. E poi dopo vado a dormire e sogno, come stanotte che ho sognato una cosa buffa e per questo voglio raccontarla, prima che snebbi, nonostante solo ieri ho scritto di Mirka a Torino e non m'è abituale fare due post uno appresso all'altro in due giorni attaccati. Pur tuttavia. Ho sognato un anziano secco che somigliava a Ungaretti e vendeva quadri senza cornici davanti a un negozio di mobili. Stavamo lì a comprare una poltrona; a un certo punto io esco, vado verso il vecchio e comincio a guardare i quadri. Uno ritraeva un uomo sorridente che alla guida di un'automobilina giocattolo, di quelle della mia infanzia, pedalava dentro un cimitero. Il dipinto era tutto in bianco e nero - un bianco e nero lucido, come ci avessero passato sopra del detersivo - tranne un tulipano gi...

La ragazza sta partendo

La domenica mattina ha questa malinconia dentro di bicchieri non lavati che stanno in giro da un giorno e ti fanno impercettibilmente più giovane, ti respingono a ieri, che avevi da far ripetizione, portare la ragazza dalla nonna, caricare la macchina e partire per il viaggio breve della campagna. Ha un disbrigo di tante cose incollate l'una all'altra, il sabato, e quando le hai spicciate tutte restano i gusci vuoti, dentro i quali il tempo forma echi di nostalgia. Non potrebbe essere altrimenti: ogni scrittore ha bisogno di un posto che lo assecondi. Casa mia è così perché si presta a lasciarsi impressionare come pellicola dai pezzetti di vita di chi vi soggiorna e poi se ne va. Come adesso che Mirka è a Torino, e la cosa un po' mi stranisce. Lei è nata qua dentro - via Americo Patrizi 6, Terni - e sapere che se ne va in giro per il mondo da sola fa specie e allo stesso tempo inorgoglisce. Le sue avventure stanno là, ad aspettare che qualcuno le scopra, nello stand dell...