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La nouvelle vague a casa mia

Se la Dyane non fosse stata decappottabile magari io il cinema non l'avrei così nel sangue. Accadde invece che mio zio Gastone, ai tempi in cui era ancora scapolo e probabilmente felice, mi mise in mano una cinepresa Super 8 e mi sfidò: Vediamo quello che sai fare . Stavo per andare in quarta elementare e già manifestavo seminali sintomi di misantropia che gli adulti scambiavano per timidezza. L'attaccamento un po' maniacale di Gastone ai suoi strumenti - musicali o cinematografici che fossero -  fu vinto dall'affetto verso di me, quella e altre cento volte. Però mi ritrovai il laccetto della cinepresa legato stretto al polso, perché l'affetto va bene ma non esageriamo, e perché la mia fama di intellettuale in potenza già circolava per casa, assieme a quella - in atto, complementare e non del tutto immeritata - di svagato inciampicone. Andò che lui aprì la capote della Dyane - era una nitida mattina di settembre, nuvole sottili sbianchettavano il sole ma non sarebb...

I miei baci inestimabili

Ho dato moltissimi baci a pochissime donne. Se volessi vantarmi inventerei altre labbra ma non sarei più Francesco, al massimo lo scrittore che tento di essere e il cui campo da gioco è l'iperbole. Qui nel mondo reale i limiti sono ben chiari e la regola è una sola: sii onesto e vedrai che ti apprezzano. In nome di questa onestà riesco a dire che le poche ragazze che ho baciato sono una più bella dell'altra (la qualità non è meglio del numero?), che alcune avrei voluto baciarle molto di più benché le abbia baciate tantissimo e che quei baci hanno avuto tutti le stimmate della sincerità, pur se alcuni sono stati più saporosi, molti sconvolgenti, nessuno inutile e nessuno accadde che non ridarei. Al limite a taluni -  incauti - cambierei epoca. Poi ci sono quelli che avrei voluto dare - un'altra categoria kantiana, diciamo così - e che non ho dato o ricevuto per un nonnulla; e quelli che non avrei dato o ricevuto neanche se avessi dedicato al tentativo di darli e riceverli ce...

Quei cialtroni degli artisti

Mauro Laurenti durante la lezione di disegno Scrivo a caldo, con  addosso e quindi da smaltire le emozioni, le parole dette, le meraviglie disegnate, gli incontri, le nuove amicizie, le risate, le foto, gli applausi di Nera d'inchiostro . Sono frastornato e felice, e ilare d'un'allegria che durerà. Giovanna Degl'innocenti e Mauro Laurenti hanno voluto chiamare a raccolta gli amici e farli incocciare tra loro per vedere che diavolo poteva succedere. Un pericolo teoricamente tremendo. Perché se questi che si incontrano non hanno niente in comune diventa un massacro di noia e di   Te l'avevo detto di non venire a sussurrato chi li accompagna. Ma la cosa è stata architettata bene. Quelli che c'erano a Nera d'inchiostro sono artisti. Chi disegna, chi scrive, chi gira film indipendenti. E gli artisti si assomigliano e si pigliano. Il fatto mirabile è che è venuto fuori un evento sobrio e rilassato, ideale per una prima edizione, per un numero zero. Ognun...

Come Paperino sul monte Orso

Comprare lo zucchero grezzo e - seduto e lieto - aspettare che salga il caffé dopo che hai sparecchiato. Fare le faccende di casa con la prospettiva di riprendere il romanzo da dove l'hai lasciato ieri, perché Jimmy dentro quella botte di mele, a sgamare l'ammutinamento, non può farci la muffa per colpa tua. Godersi i minuti che mancano all'inizio di Stardust Memories e riempire l'attesa mettendo in ordine il terrazzo. Sono parentesi tonde dentro cui proteggerti dagli accidenti del mondo, dalle cose noiose e ripetitive, dalle cose da fare per forza, dalla raccolta punti al supermarket, dalle conoscenze moleste. Mi ci rifugio come Paperino nel suo sacco a pelo in cima al monte Orso e là dentro, protetto dal freddo, sono vivo. Eccole, le sensazioni minute che rincorro! Certe piccole oasi sul cammino delle carovane danno lo stesso effetto. Il segreto  è questo: arrivarci con la testa, immaginandosele, sognandole, prima che diventino realtà e quindi essendo già felice prim...

Forse mi tolgo la vita

Quando vado via vorrei tornare indietro - con la scusa degli occhiali lasciati sul frigo, dei Topolino scordati sulla finestra - e mettermi a sentire non visto cosa dicono di me quelli con cui sono stato fino allora. Specie se vai con l'anima appesantita, ché gli amici se ne sono accorti e appena non ci sei se ne chiedono il motivo, e raccontano: L'ho visto giù , o anche Non era lui, oggi , e pure - i più pratici - Avrebbe bisogno di ridere .  La terapia delle parole altrui è una mano santa, a patto che quelle che ti dicono siano le stesse pronunciate in tua assenza: a queste condizioni - rare - sono meglio di un antibiotico. Nando Martellini Capita anche che torni indietro e - nascosto al mondo - senti che nessuno parla. Sentire il silenzio dove sai che c'è gente - dentro una stanza, in una camera d'ospedale - mette un'ansia del diavolo. La gente non parla quando sospetta che colui di cui deve parlare è in ascolto e le cose che ha da dire sono troppo gravi e...

Robin Williams, mio zio

Non sopporto i pagliacci negli ospedali. E non mi riferisco a certi medici - quelli chi li sopporta? -  ma proprio ai clown che vanno dai ragazzini ricoverati a gonfiare palloncini e fare giochi scemi. So che sono  volontari e li ammiro. Ma non li reggo. Non è colpa loro, sia chiaro. Caso mai mia. I clown mi danno una sinistra cupezza da che a sei anni li vedevo al circo. Per questo Patch Adams è l'unico film di Robin Williams che non mi è mai piaciuto. Ed è anche - più in generale - l'unica cosa che lui abbia fatto che se danno in tv non guardo mai. Perfino le sbronze e la cocaina a loro modo affascinano uno sobrio come me. Patch Adams no. Insomma una mattina ti svegli e -  mentre il caffé sale, tua figlia è in montagna e cerchi un paio di calzini puliti -  ti cadono gli occhi sulla pagina Fb di un amico e su quella pagina c'è la faccia di Mork. Accanto c'è scritto che è morto. Credi - speri - di aver letto male, trovi gli occhiali, leggi ancora mentre il caff...

Sette centimetri l'anno

Se si parte si parta leggeri, che il giro sia dietro casa o del mondo, in 80 minuti o 80 giorni. Io quando parto raccolgo l'essenziale, cammin facendo comprerò quel che mi serve. Così oggi, che finalmente l'estate despota è arrivata: macchina fotografica, gomme americane, pochi spiccioli e via. È tanto che volevo andare a Civita di Bagnoregio, la città morente, costruita sul tufo dagli Etruschi 25 secoli fa. I calanchi ne erodono 7 centimetri l'anno, dicono gli esperti: una fine lenta, sarà ancora in piedi, più o meno come oggi, quando i miei nipoti - se ne avrò - saranno nonni. Ho sbagliato strada, come succede a chi guida pensando ai suoi sogni e a quella ragazza speciale e non guarda i cartelli. Son dilagato a Bagnaia, un tempo famosa per il mobilificio Petretti, poi finito in bancarotta e tragedia. Una signora con in faccia una ragnatela di rughe ma a suo modo bella usciva da una pasticceria. Le ho domandato la strada, mi ha spiegato che stavo andando da tutt'al...