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Cimeli

Lo scultore Voltero Bartolucci, Mauro Bortolotti e zio Gastone, 1957 Una baionetta della prima guerra mondiale: l'avevamo in casa, appesa al muro nel suo fodero. Quando hai una roba del genere non pensi che quella lama magari è finta nel ventre di qualche disgraziato.Ce l'hai lì e la mostri agli ospiti, ne racconti la storia, che l'ha portata dal fronte trentino un prozio, morto poi di polmonite. Marcò visita per via della febbre, un tenentino di prima nomina si convinse che faceva finta e lo mandò a spalare la neve. Morì in capo a tre giorni. Si chiamava Rosolino, aveva ventidue anni. Beh, di quella baionetta ora c'è rimasto il fodero floscio, lei è mozza. Capitò che il Comune, o lo Stato - chi si ricorda, ero bambino - emanò una legge: non si potevano tenere in casa armi bianche. Erano gli anni del terrorismo, anche un punteruolo poteva dar la stura alla rivoluzione. Così Gastone prese una sega elettrica e la amputò all'elsa. C'è rimasto il moncherino. Mi...

A parte forse la sporcizia sotto le nostre unghie

Quando eravamo ragazzini giocare a pallone era un'impresa. Ci sloggiavano dal campo, qualunque fosse: la piazzetta davanti casa, un prato incolto che fingevamo san Siro, il cortile di un ospizio chiuso per debiti. Entrava l'estate e noi uscivamo. Avevamo appena riposto la roba di scuola col suo odore di maestre secche, gesso e lisoformio, che subito ci pigliava la smania alle gambe ed eravamo per strada. Si viveva senza paura, con la bellezza del giorno lungo di luce e la prospettiva che a sera avremmo mantenuto lo stato di grazia in terrazzo: lì sopra, al chiaro del lampione assediato da falene matte d'amore, ci aspettava la sedia di plastica e il seguito a fumetti dell'avventura coi comancheros. Avevo pochi anni, e a pochi anni hai necessità di costruirti attorno fortini di benessere, da abitare uno dopo l'altro, per non rimanerne mai sprovvisto. C'è che casa mia si spalanca in un tratto di vicolo che è come un'ansa di fiume: placido s'allarga col suo...

Campioni del mondo a vita

Del '78 - prima di quell'anno non ho memoria di partite di calcio in tv: non mi attiravano, ero troppo piccolo -  ricordo il gol di Zaccarelli alla Francia, il gesto dell'ombrello di mio padre a Platini, l'Argentina che vince in casa sua grazie a una combine nel girone eliminatorio: era l'epoca orrenda dei Colonnelli e dei desaparecidos . I Mondiali di calcio sono un buon sistema per misurare il tempo, una colossale clessidra la cui sabbia finisce solo ogni 4 anni, e ogni 4 anni tu la capovolgi, e accumuli passato da rigurgitare poi. Nel '78 ritrovo - a sfogliarlo -  anche Aldo Moro e papa Luciani, e la vacanza coi miei in Sardegna, con l'Alfetta: i misteri d'Italia, di cui avevo appena una vaga idea, e la giovinezza normale di mio padre e mia madre. A me la normalità  - gioie e dolori borghesi, sopportabili - non sarebbe toccata; al suo posto, il benessere più aristocratico e poi il dolore più atrocemente proletario. Dell'82 spagnolo ricordo il c...

A due passi dal paradiso

Il mio medico impreca - me lo ha confessato - e si pente ma sempre troppo tardi. Fa marcia indietro quando il santo è ormai martirizzato e la madonna smadonnata. Chiede perdono e ricomincia con le visite a domicilio, bonario e instancabile. Ne abbiam parlato, di dio quando viene chiamato in causa, l'altra sera che sono andato a visitarmi per una sospetta polmonite. Sospetta nel senso che io sospettavo di averla. Anzi ne ero certo, da ipocondriaco che non lo dà a vedere quale sono. Aspettavo solo la conferma, giusto per concedermi quell'un per cento di fallibilità diagnostica che mi conserva umile. Invece ho un'allergia da record del mondo e non so a cosa. Dovrò soffiare dentro un boccaglio, per scoprirlo. Ma ho scoperto, intanto, un posto bellissimo, a mezz'ora dalla città. Il mio medico ha un ambulatorio in campagna, al piano terra di una casa colonica ristrutturata col garbo e il rispetto necessari per la tradizione contadina. C'è un giardino minuto ma per legger...

Com'erano venute buone le canzoni nella primavera del 2014

"Scriva, scriva - mi incoraggiò un vecchio professore quand'ero ragazzo. - Vedrà che qualcuno apprezzerà". A parte che aveva fini pratici, cioé un'assunzione da parte di qualche giornale in un'epoca in cui m'ero messo in testa di fare il cronista (poi, alla fine di una lunga serie di telefonate con un caporedattore truffaldino che oggi pubblica libri a pagamento, per fortuna ho desistito), il consiglio fu abbastanza profetico. E da allora non ho mai smesso di scrivere, pur con lunghe pause tra una volta e l'altra. Il segreto, non è una novità, è scrivere di ciò che si conosce e di ciò che emoziona. Tutto il resto è artificio, e il pubblico scafato se ne accorge. E allora son sempre partito da un'emozione, e dell'arte che non mi capitombola lo stomaco - pure se è sacrilego dirlo, pure se stan tutti  lì in adorazione - non me ne frega niente. L'emozione è il termine di paragone, intuizione che pesa più oro di tutti gli aforismi dei poeti cool -...

Specchio delle mie trame

Gli specchi sono tutti uguali eppure ogni specchio mi restituisce un'immagine diversa. C'è quello del bagno, dove appaio sempre un po' più giovane e fico; quello del baracchino per le foto tessera, dove mi vedo intero e con addosso tutti gli anni fino all'ultimo; quello accanto al bancomat, dove sono spettinato e in forma; quello della radio, dove torno stanco, preoccupato e spento. Sono io che a distanza di dieci minuti cambio posa o son solo illusioni ottiche? Magari per via della luce, del sorriso se c'è o non c'è, della fretta che ho. Tutti perdiamo tempo a specchiarci, anche i brutti; più questi ultimi, anzi, alla ricerca disperata di un particolare che dia loro fascino, nello scempio. L'ultima volta che mi sono specchiato intero, l'ultima volta che mi sono soffermato a guardarmi dalla fronte agli alluci, sono stato costretto a farlo. Ero nudo, infreddolito, steso su un tavolo operatorio, circondato da infermieri e medici. Sopra di me un enorme dis...

Ho una macchina del tempo in cucina

Gli odori si ricordano come le facce e le voci e ogni volta che capita sembra di averli sotto il naso. E poi si anticipano, vengono prima di ciò che li emana, basta guardarlo da lontano, specie se sono odori che rimandano a epoche di nostalgia costruita ad arte nella testa. Il tempo non esiste, è la cosa più feroce che inventiamo. Dentro questa truffa colossale mettiamo di tutto, come dentro un cesto bucato. Non è mai pieno, il tempo, di malinconie, non è mai sazio. Ci uccide per sfinimento. A casa mia, a Narni, una delle dispense, in cucina, sta dietro la porta, neanche la trovi se non lo sai, appena sopra al termosifone. Un angolo che è una specie di confessionale laico. D'inverno poggiavo una sedia lì accanto e, avvolto in una coperta, studiavo Kierkegaard e traducevo Tacito, i piedi al caldo. Dentro, mia madre ci teneva e tiene spezie e barattoli di conserva e miele, la camomilla Bonomelli, bustine di té per quando avevo l'acetone e vomitavo l'anima, il bicarbonato in ...