
Il mio medico impreca - me lo ha confessato - e si pente ma sempre troppo tardi. Fa marcia indietro quando il santo è ormai martirizzato e la madonna smadonnata. Chiede perdono e ricomincia con le visite a domicilio, bonario e instancabile. Ne abbiam parlato, di dio quando viene chiamato in causa, l'altra sera che sono andato a visitarmi per una sospetta polmonite. Sospetta nel senso che
io sospettavo di averla. Anzi ne ero certo, da ipocondriaco che non lo dà a vedere quale sono. Aspettavo solo la conferma, giusto per concedermi quell'un per cento di fallibilità diagnostica che mi conserva umile. Invece ho un'allergia da record del mondo e non so a cosa. Dovrò soffiare dentro un boccaglio, per scoprirlo. Ma ho scoperto, intanto, un posto bellissimo, a mezz'ora dalla città. Il mio medico ha un ambulatorio in campagna, al piano terra di una casa colonica ristrutturata col garbo e il rispetto necessari per la tradizione contadina. C'è un giardino minuto ma per leggere è l'ideale. Difatti ci han piantato cespugli di rose grosse e di margherite, che scortano olfattivamente qualunque buon romanzo fino all'ultima pagina, e su un lato ci han messo un sedile di legno retto da ruote di calesse, con le sponde addolcite per appoggiarci i gomiti o - da sdraiati - incastrarci un cuscino e riposarci la testa, per pisolini leggendari. Le rondini han fatto i loro nidi grumosi sotto il patio, e partono e vengono fendendo l'aria come virgole scappate da un sussidiario. Imbeccano i figliocci con gli insetti fatui della sera, che ignari van ronzando la loro vita da bohémien. Mentre il sole spariva dietro la chiesa romanica lì davanti - che chiude come un sipario di pietra la vista della casa alle auto - ho scoperto un'aiola e una talpa di gesso, carina, col musetto allegro, a dare il benvenuto agli ospiti; e un semicerchio di ghiaia spalmato prima della porta d'ingresso, che a camminarci sopra fa il suono dei sandali dei ragazzini che fummo sopra altra ghiaia, quella dell'infanzia, del cortile di Sant'Anna, quando le suore ci incitavano ad andare in refettorio e noi per ritardare la minestra strascicavamo i piedi.

Succede che vai per cose pesanti - una sospetta malattia - e trovi modo di svoltare in leggerezza la serata. Se fosse in vendita farei un'offerta per quella casa. Sarebbe il mio buon ritiro, lontano dalle dispute degli stolti, dalle attenzioni pelose dei broker, dallo struscio al corso con l'abito della festa. Si sopravvive solo combattendo, è vero, e non nelle retrovie ma al centro della battaglia. Di tanto in tanto però ritirarsi in un posto del genere - io credo - non farebbe male, e garantirebbe nuovi alfabeti alla scrittura che verrà.
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