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A due passi dal paradiso

Il mio medico impreca - me lo ha confessato - e si pente ma sempre troppo tardi. Fa marcia indietro quando il santo è ormai martirizzato e la madonna smadonnata. Chiede perdono e ricomincia con le visite a domicilio, bonario e instancabile. Ne abbiam parlato, di dio quando viene chiamato in causa, l'altra sera che sono andato a visitarmi per una sospetta polmonite. Sospetta nel senso che io sospettavo di averla. Anzi ne ero certo, da ipocondriaco che non lo dà a vedere quale sono. Aspettavo solo la conferma, giusto per concedermi quell'un per cento di fallibilità diagnostica che mi conserva umile. Invece ho un'allergia da record del mondo e non so a cosa. Dovrò soffiare dentro un boccaglio, per scoprirlo. Ma ho scoperto, intanto, un posto bellissimo, a mezz'ora dalla città. Il mio medico ha un ambulatorio in campagna, al piano terra di una casa colonica ristrutturata col garbo e il rispetto necessari per la tradizione contadina. C'è un giardino minuto ma per legger...

Com'erano venute buone le canzoni nella primavera del 2014

"Scriva, scriva - mi incoraggiò un vecchio professore quand'ero ragazzo. - Vedrà che qualcuno apprezzerà". A parte che aveva fini pratici, cioé un'assunzione da parte di qualche giornale in un'epoca in cui m'ero messo in testa di fare il cronista (poi, alla fine di una lunga serie di telefonate con un caporedattore truffaldino che oggi pubblica libri a pagamento, per fortuna ho desistito), il consiglio fu abbastanza profetico. E da allora non ho mai smesso di scrivere, pur con lunghe pause tra una volta e l'altra. Il segreto, non è una novità, è scrivere di ciò che si conosce e di ciò che emoziona. Tutto il resto è artificio, e il pubblico scafato se ne accorge. E allora son sempre partito da un'emozione, e dell'arte che non mi capitombola lo stomaco - pure se è sacrilego dirlo, pure se stan tutti  lì in adorazione - non me ne frega niente. L'emozione è il termine di paragone, intuizione che pesa più oro di tutti gli aforismi dei poeti cool -...

Specchio delle mie trame

Gli specchi sono tutti uguali eppure ogni specchio mi restituisce un'immagine diversa. C'è quello del bagno, dove appaio sempre un po' più giovane e fico; quello del baracchino per le foto tessera, dove mi vedo intero e con addosso tutti gli anni fino all'ultimo; quello accanto al bancomat, dove sono spettinato e in forma; quello della radio, dove torno stanco, preoccupato e spento. Sono io che a distanza di dieci minuti cambio posa o son solo illusioni ottiche? Magari per via della luce, del sorriso se c'è o non c'è, della fretta che ho. Tutti perdiamo tempo a specchiarci, anche i brutti; più questi ultimi, anzi, alla ricerca disperata di un particolare che dia loro fascino, nello scempio. L'ultima volta che mi sono specchiato intero, l'ultima volta che mi sono soffermato a guardarmi dalla fronte agli alluci, sono stato costretto a farlo. Ero nudo, infreddolito, steso su un tavolo operatorio, circondato da infermieri e medici. Sopra di me un enorme dis...

Ho una macchina del tempo in cucina

Gli odori si ricordano come le facce e le voci e ogni volta che capita sembra di averli sotto il naso. E poi si anticipano, vengono prima di ciò che li emana, basta guardarlo da lontano, specie se sono odori che rimandano a epoche di nostalgia costruita ad arte nella testa. Il tempo non esiste, è la cosa più feroce che inventiamo. Dentro questa truffa colossale mettiamo di tutto, come dentro un cesto bucato. Non è mai pieno, il tempo, di malinconie, non è mai sazio. Ci uccide per sfinimento. A casa mia, a Narni, una delle dispense, in cucina, sta dietro la porta, neanche la trovi se non lo sai, appena sopra al termosifone. Un angolo che è una specie di confessionale laico. D'inverno poggiavo una sedia lì accanto e, avvolto in una coperta, studiavo Kierkegaard e traducevo Tacito, i piedi al caldo. Dentro, mia madre ci teneva e tiene spezie e barattoli di conserva e miele, la camomilla Bonomelli, bustine di té per quando avevo l'acetone e vomitavo l'anima, il bicarbonato in ...

Che la festa cominci

A me Narni fa battere il cuore. E non è un modo di dire. Altrove sembra che si fermi, si congeli: direi che vivo senza vivere. Nella mia città tutto riparte, il sangue fa il suo giro, come il vento, i pensieri s'allargano sulle piazze e trovano dimora in angoli rassicuranti, le pene perdono peso, consistenza. Il tempo della festa a Narni è un tempo di ricordi ragionevolmente allegri: accettabile per uno come me che non è mai stato bambino nemmeno da bambino. Non che fossi più intelligente o sveglio dei miei amici. No. Solo più malinconico: forse un presagio di quel che sarebbe stato. Mi piaceva restare in tabaccheria con mio padre, la sera del corteo storico, fin quasi a mezzanotte. Entrò Sergio Castellitto, una volta; un'altra Marcello Mastroianni. E poi facce diverse dal solito e parole toscane e venete, marchigiane e ciociare: turisti a prendere le Marlboro lights , cartoline, gomme da masticare, a chiedere dove mangiare, che le hostarie scoppiavano. La folla densa, stanc...

Darei un anno di vita per...

Ho avuto la fortuna di vivere tante cose - non tutte belle, in verità, ma molte sì - e quindi ho una bisaccia di ricordi assai pesante. Ma è un fardello che si porta con piacere, se posso fermarmi in qualche piazza, aprirlo e mostrarne il contenuto, romanzandolo un po'. C'è che i ricordi vengono in mente quando vogliono loro, non esiste un tasto da schiacciare per selezionarli. Vengono e vanno con leggerezza, e lasciano spore di malinconia, così che quando gli amici ti chiedono cos'hai tu possa rispondere Niente , con l'espressione che tradisce il contrario.  Le domeniche degli anni settanta erano un quadro di gente in posa, tutti a recitare la loro parte: eccolo il ricordo assassino di oggi. Appena primavera sgomitava tra le nubi, verniciando sulla striscia di Flaminia sotto casa  il suo chiarore, mio padre mi mandava a comprare il gelato da Persotti o le paste da Evangelisti. Guai a confondersi, ciascuno aveva un talento dolciario specifico e a suo modo unico. Le pas...

Amore, ti ricordi di noi?

Ben mi sta. Andare al cinema, dico, senza informarmi prima. Che poi lo ero, informato. Solo che non pensavo di mettermi a piangere ai titoli di coda. Ho messo gli occhiali da sole appena si sono accese le luci, tanto che mia figlia mi ha detto Sei matto? Siamo andati allo spettacolo pomeridiano di "Ti ricordi di me?" a Narni. Commedia favolosa (in tutti i sensi) diretta da Rolando Ravello, con Ambra Angiolini e Edoardo Leo. La storia di due problematici trentenni (lei narcolettica, lui cleptomane) che si sfiorano, si innamorano, si mettono insieme e poi... E poi niente, dovete vederlo, mica posso raccontarvelo tutto. Lui, Roberto, lavora in un supermercato e scrive  favole per bambini dai titoli improbabili,  tipo "Alice nel paese dei terremotati". Un editore lo schifa, poi scopre che al figlio "decerebrato" piacciono, ci ripensa, fiuta il best-seller e pubblica il libro. Lei fa la maestra, sta con uno che potrebbe essere suo padre, quando si emoziona cad...