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La ragazza del treno

Il treno delle vacanze: neanche credevo esistesse più. Due giorni fa mi ci son ritrovato sopra perché non mi andava di guidare, ma di sonnecchiare al dondolio del vagone, facendomi di ricordi. C'erano più villeggianti di quanto pensassi, famiglie intere, una signora in abiti aderenti che sgranava un rosario, un prete giovane che non le ha tolto un istante gli occhi di dosso, un cane che guidava i passi combattivi di un cieco, un uomo misterioso in giacca e cravatta, pantaloni lunghi e scarpe di vernice, a dispetto del caldo importante. E poi c'era lei, che è salita per ultima, sola e smarrita, con in mano una borsa di maglia dentro cui si intuivano un cellulare, un pacchetto di Gauloises, uno di assorbenti, una bottiglia d'acqua e un cambio di biancheria intima. Andavamo tutti al mare, chi per qualche giorno, chi come me per poche ore, tutti apparentemente in credito con la buona sorte, tutti in forma, a parte un paio di adolescenti in sovrappeso. La ragazza con la borsa di...

L'eretico

Facciamo così, facciamo che vi vengo incontro perché temo che abbiate sbagliato strada. Facciamo che esco fuori dal cancello e mi piazzo in mezzo all'incrocio, almeno mi vedete e non andate girando fino a stasera come fantasmi matti. Oggi sono tornato quassù, dove stemmo tutti assieme un milione di volte, chiassosi e più giovani di quanto la morte avrebbe reso alcuni di noi perché quando si muore si è vecchi più che in qualsiasi epoca della vita. Ricordate Pietro che ogni tanto mi umiliava? Spero di sì, siete saliti per questo, per testimoniare. Ricordo che dopo una delle sue esibizioni mi chiese scusa ma non in pubblico, cioè sullo stesso palco dove mi aveva strapazzato, ma a quattr'occhi. Meglio di niente, pensai all'epoca. Dei libri che ho letto - non li avessi mai letti! - ho imparato che tutto è sangue, guerra e competizione. Così con mio padre: è stato tutto sangue, guerra e competizione. Perciò adesso quella ostilità va redenta, e scriverne è il solo modo che conosco...

Rimini

Lei trova che io sia vecchia? - mi domanda una signora vecchia oltre ogni ragionevole dubbio mentre siamo tutti e due in fila al buffet dell'Hotel Airone, a Rimini: è il 12 luglio del 2023. Sono in vacanza da ventiquattr'ore e già fanciulle d'altri tempi mi abbordano sfacciate, a dentiere schioccanti. Ma a dirla tutta, in questo tre stelle (cui almeno una stella è stata concessa con generosità), di spunti narrativi ce ne sono ben altri, e di maggiore consistenza. Per esempio c'è la madre che accudisce il figlio tetraplegico conficcato sulla sedia a rotelle. Il dio dei romanzieri mi concede la grazia di ascoltarne la storia, mentre tutta la comitiva è in giardino in attesa della cena. Io fingo di leggere Zorba il greco e appizzo le orecchie: la madre la racconta a voce alta a gente conosciuta un'ora prima, per quell'insopprimibile istinto di ritrarre il dolore facendone vanto che nella condizione in cui quella donna si trova più che un'immodestia è un modo p...

Sogni del tempo immobile

La notte perversa ha un compagno di forca che si porta dietro ogni volta che può, come un amico sobrio da far guidare quando sei ubriaco: è il signor Spavento, lugubre fantasma dalle dita ossute. Con l'arte che si ritrova, il signor Spavento si infila nella fessura tra il sonno a riva e il primo risveglio, quella che s'apre dieci minuti dopo che mi sono addormentato, e lì s'acquartiera con le sue truppe maledette. Una volta suggerisce il sospetto d'una malattia - sai quel dolorino leggero che non smette? - un'altra il fallimento di tutti i sogni, un'altra ancora la crudeltà degli anni che scappano e l'errore più grande che posso commettere: corrergli accanto, così da stare al passo con loro. Di notte le paure prendono coraggio perché non c'è nessun gesto che le combatta e la vita si mostra per quella che molti temono sia: un'insensata speranza. Eppure. Eppure io so che esistono un tempo che non posso controllare - un tempo esteriore, che ogni giorno ...

Lettera ai miei due padri

Roberto, immagino tu lo sappia che quando uno comincia ad amarti, comincia ad odiare suo padre. Succede spesso, non sarò il primo che te lo dice. Non è una regola, può anche non capitare se uno ha un padre illuminato, ma in tutta onestà quanti ne vedi in giro di padri del genere? Ho cominciato ad odiare mio padre nonostante, per paradosso, il tuo primo disco me lo abbia regalato lui. Perché era un motivo orecchiabile, e pensava che avrei dovuto avere quell'orizzonte lì, per tutta la vita. Invece, da quel giorno e per tutti i giorni a venire ho vissuto una vita diversa rispetto a tutti i giorni precedenti: in contrasto con mio padre, non più in obbedienza. E l'ho fatto arrampicandomi con gran fatica su quello che cantavi, Rob, però capendo che c'erano altri mondi, altre prospettive, altre storie, di cui Pietro non mi aveva mai parlato, e così facendo, sperai che mio padre potessi diventarlo tu. Presero a piacermi i labirinti al posto della strada diritta che avevo sempre cam...

Zoe

Il giorno della morte di Silvio Berlusconi mi arriva un messaggio sulla chat di Facebook: Ciao, hai visto che anche lui se n'è andato? e così mentre il cuore salta un paio di battiti mi ritrovo a Montalto di Castro, è il 1983, ho sedici anni. Eravamo partiti in due ma l'amico che venne con me faceva le sei del mattino in discoteca e poi dormiva tutto il giorno, cosicché me ne andavo a spasso per conto mio, in bici, per capire un po' meglio che bestia fosse la libertà. Per inciso confesso che dopo quarant'anni devo ancora scoprirlo: l'ho sentita pronunciare da così tante lingue biforcute, quella parola tronca, che mi si sono confuse le idee. Certi scrittori di cui ho venerazione giurano che esser liberi significa non sapere mai per certo cosa voglia dire: se così è allora sono libero, e tanti saluti. E a parte questo, quell'estate fu maestosa. Di primo pomeriggio guardavo Mister Fantasy - coi videoclip di Madonna e dei Frankie goes to Hollywood, e dev'essere...

Carboneria

Credo fosse scritto da qualche parte, tipo tra le stelle o in una centuria di Nostradamus, che all'ora di pranzo del due giugno duemilaventitré, mentre ero in trattoria a mangiare una carbonara, mi avrebbe telefonato un addetto Amazon per propormi l'abbonamento a non so che cosa. Quando gli ho fatto notare che era un giorno di celebrazioni, poco adatto al consumismo, mi ha risposto: "Io sono fascista, la repubblica non la festeggio" e ha riattaccato. Così è da ieri che sto pensando a come comportarmi: denunciarlo oppure considerare l'esasperazione di chi lavora ai call center ed essere tollerante? Non mi piace fare la spia: è a sua volta un gesto fascista, ma spero che quel tipo si renda conto della gravità della cosa e se ne vergogni. La trattoria rustica col pavimento di graniglia, il vino che andava giù come spuma al cedro, la zuppa inglese fatta in casa, mi hanno poi pacificato. Tanto che alle tre e venti ero ancora a tavola, tentato di raccontare la bellezza,...