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Lettera ai miei due padri

Roberto, immagino tu lo sappia che quando uno comincia ad amarti, comincia ad odiare suo padre. Succede spesso, non sarò il primo che te lo dice. Non è una regola, può anche non capitare se uno ha un padre illuminato, ma in tutta onestà quanti ne vedi in giro di padri del genere? Ho cominciato ad odiare mio padre nonostante, per paradosso, il tuo primo disco me lo abbia regalato lui. Perché era un motivo orecchiabile, e pensava che avrei dovuto avere quell'orizzonte lì, per tutta la vita. Invece, da quel giorno e per tutti i giorni a venire ho vissuto una vita diversa rispetto a tutti i giorni precedenti: in contrasto con mio padre, non più in obbedienza. E l'ho fatto arrampicandomi con gran fatica su quello che cantavi, Rob, però capendo che c'erano altri mondi, altre prospettive, altre storie, di cui Pietro non mi aveva mai parlato, e così facendo, sperai che mio padre potessi diventarlo tu. Presero a piacermi i labirinti al posto della strada diritta che avevo sempre cam...

Zoe

Il giorno della morte di Silvio Berlusconi mi arriva un messaggio sulla chat di Facebook: Ciao, hai visto che anche lui se n'è andato? e così mentre il cuore salta un paio di battiti mi ritrovo a Montalto di Castro, è il 1983, ho sedici anni. Eravamo partiti in due ma l'amico che venne con me faceva le sei del mattino in discoteca e poi dormiva tutto il giorno, cosicché me ne andavo a spasso per conto mio, in bici, per capire un po' meglio che bestia fosse la libertà. Per inciso confesso che dopo quarant'anni devo ancora scoprirlo: l'ho sentita pronunciare da così tante lingue biforcute, quella parola tronca, che mi si sono confuse le idee. Certi scrittori di cui ho venerazione giurano che esser liberi significa non sapere mai per certo cosa voglia dire: se così è allora sono libero, e tanti saluti. E a parte questo, quell'estate fu maestosa. Di primo pomeriggio guardavo Mister Fantasy - coi videoclip di Madonna e dei Frankie goes to Hollywood, e dev'essere...

Carboneria

Credo fosse scritto da qualche parte, tipo tra le stelle o in una centuria di Nostradamus, che all'ora di pranzo del due giugno duemilaventitré, mentre ero in trattoria a mangiare una carbonara, mi avrebbe telefonato un addetto Amazon per propormi l'abbonamento a non so che cosa. Quando gli ho fatto notare che era un giorno di celebrazioni, poco adatto al consumismo, mi ha risposto: "Io sono fascista, la repubblica non la festeggio" e ha riattaccato. Così è da ieri che sto pensando a come comportarmi: denunciarlo oppure considerare l'esasperazione di chi lavora ai call center ed essere tollerante? Non mi piace fare la spia: è a sua volta un gesto fascista, ma spero che quel tipo si renda conto della gravità della cosa e se ne vergogni. La trattoria rustica col pavimento di graniglia, il vino che andava giù come spuma al cedro, la zuppa inglese fatta in casa, mi hanno poi pacificato. Tanto che alle tre e venti ero ancora a tavola, tentato di raccontare la bellezza,...

Quelli che hanno stoffa e cuore

Capita ancora che qualche amico, in una terrazza a picco sul mare, o uno sconosciuto, a un festival estivo in un paese di tufo, mi chieda perché pur non godendo di grande notorietà continui a scrivere con tanta ostinazione. Badate, non è quasi mai una domanda maligna, una provocazione. Al contrario è una specie di elogio tutto sghembo: per le mie narrazioni, che i più giudicano saporite, e per me medesimo, che in quelle narrazioni dimostrerei - a giudizio dei miei cinquanta lettori - una certa faticata coerenza. Tutto quello che ho scritto in questi anni - i quattro romanzi, i tre libri di racconti, il manuale di scrittura, i seicento e passa post di questo blog - sembra a chi mi legge con attenzione legato assieme dalla stessa poetica, a cui, pur stenta e tribolata, resto incrollabilmente fedele, come a una donna dagli occhi accesi un uomo innamorato. Ecco perché rispondo sempre che scriverò finché farlo mi darà sollievo, mi carezzerà come fece il vento dell'Egeo quella volta che ...

Tre circostanze fortunate

Tu adesso chiudi gli occhi che io ti do un bacio. Chiudi gli occhi perché il bacio non devi vederlo arrivare, devi fare in modo che l'attesa sia una fitta dentro al petto, che la mia bocca s'aggrappi alla tua quando non ci contavi più, quando pensi che me ne sono andato e t'ho lasciata là, ingannata e cieca. Mentre aspetti il tempo ti sembrerà differente - il tempo dell'attesa di un bacio sfugge alla gabbia consueta - e se alla fine ti chiedessero di contarlo dovresti fare come i bambini, con le dita, e sarebbe lo stesso un inganno. Non è una questione di età, io ho la mia e tu la tua, non siamo alle prime armi. Ma anche la tenerezza - perché è di questo che stiamo parlando - muove con un tempo tutto strano, asincrono, ed è la stessa di quando avevamo vent'anni - tu più di recente - rinvigorita però dall'autostima, che alla giovinezza non si addice. Poi vorrei tenerti addosso, come in quella canzone di Paoli, stringerti alla mia camicia bianca e dirti che probab...

Camera oscura

C'è una foto del 1838 - una delle prime della storia - che ritrae un uomo intento a farsi pulire le scarpe in un boulevard parigino. La strada appare deserta, sembra che in giro ci siano soltanto lui e il lustrascarpe: nei paraggi solo qualche albero, le tende abbassate sui negozi, i comignoli, le case popolari, e alle case finestre misere, dietro le quali si spera non abiti più nessuno. Nulla del formicaio della via - i ragazzi all'uscita della scuola, le donne di servizio intente a farsi corteggiare dai libertini, i netturbini, i tramvieri, i poliziotti - è rimasto impresso sulla lastra: si muoveva troppo veloce per essere fermato in dieci minuti di posa. Due secoli fa per scattare una foto ci voleva il tempo che ci voleva e quella immagine racconta la pazienza che avevano i nostri bisnonni. Che dopo lo scatto si chiudevano dentro la camera oscura e attaccavano con le mollette i negativi a un filo, sperando che quel che avrebbero visto sarebbe stato quello per cui avevano spe...

Lettera ad un ragazzo di questo tempo

Caro Giovanni, scusa se ti rispondo solo ora. Ho ricevuto la tua mail già da una settimana ma sono stati giorni pieni di cose, avvenimenti che ti racconterò un'altra volta, se vorrai. Mi preme adesso suggerirti una via d'uscita alle tue suppliche. Per cominciare dovresti smetterla di compiangerti. O perlomeno dovresti smetterla di compiangerti così tanto, perché la disistima toglie lucidità. E poi la mattina potresti alzarti un po' prima, lavarti scrupolosamente, infilare una camicia pulita e andare a comprare il giornale. Sì lo so che tu non leggi neanche le notizie in rete - di politica, di economia, di cultura, non te ne importa niente - ma comprare il giornale è un atto gentile. Parlo della gentilezza verso te stesso, di quel tempo che serve a imparare le facce del mondo. Già che ci sei passa in pasticceria, prendi un cannolo di ricotta e portalo a tua madre: se è una cosa che non hai mai fatto le parrà di avere un figlio che è impazzito, oppure un figlio nuovo di zecca...