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Quelli che hanno stoffa e cuore

Capita ancora che qualche amico, in una terrazza a picco sul mare, o uno sconosciuto, a un festival estivo in un paese di tufo, mi chieda perché pur non godendo di grande notorietà continui a scrivere con tanta ostinazione. Badate, non è quasi mai una domanda maligna, una provocazione. Al contrario è una specie di elogio tutto sghembo: per le mie narrazioni, che i più giudicano saporite, e per me medesimo, che in quelle narrazioni dimostrerei - a giudizio dei miei cinquanta lettori - una certa faticata coerenza. Tutto quello che ho scritto in questi anni - i quattro romanzi, i tre libri di racconti, il manuale di scrittura, i seicento e passa post di questo blog - sembra a chi mi legge con attenzione legato assieme dalla stessa poetica, a cui, pur stenta e tribolata, resto incrollabilmente fedele, come a una donna dagli occhi accesi un uomo innamorato. Ecco perché rispondo sempre che scriverò finché farlo mi darà sollievo, mi carezzerà come fece il vento dell'Egeo quella volta che me lo bevvi tutto, in barca, al largo di Corfù, ubriaco d'amore. E conto sul fatto che facciano lo stesso gli artisti laterali, quelli che non vanno in tv, che si esibiscono davanti a cinque spettatori, che quando va bene prendono il rimborso spese, quando va male parolacce. Ne conosco un po', di talenti così. Certi sono amici, certi altri li frequento e li ammiro: recitano, cantano, ballano, si dipingono il viso. Ci mettono l'anima e lo stomaco, a sopportare ogni tanto lo squallore. Ragazzi, non crediate che i più bravi sono solo quelli che arrivano: alcuni sì, molti se la meritano, la celebrità. Ma poi esiste una zona d'ombra di gente che non ha bellezza da invidiare a quelli in cima e che in cima non ci salirà mai. Per sfortuna, poca attitudine al compromesso, poche amicizie altolocate, e perché i posti che danno visibilità non sono infiniti. Li vedo studiare come matti, questi eroi di questo tempo ingrato, curare la loro arte nei minimi dettagli, partorire senza dolore idee grandiose, provare tutti i giorni a farsi beffe del destino. Beh, volete sapere come la penso? Per me quelli così - quelli con stoffa e cuore, e non crediate siano una legione - hanno già vinto e ogni volta che ci parlo li incoraggio a non stancarsi di mettere in scena ciò che sono. E così facendo incoraggio anche me stesso. 

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