Certi giorni neanche le canzoni, neanche i libri che mi hanno ucciso, possono niente: la tristezza imperversa. Dentro a quei giorni sono vinto, non mi viene nessun desiderio, nessuna tentazione, devo solo aspettare che passino o che un'amica mi chiami per una rimpatriata priva di complicazioni sentimentali. Sono i giorni in cui resto fermo, non cucino, non canto, leggo tantissimo e invecchio più lentamente. Sembra così che la tristezza sia improduttiva e invece serve a ricaricarmi, o non potrei una volta che l'ho sconfitta ricominciare a vivere. Mi capitava anche da ragazzo, non è un accidente di adesso. Stavo tutta la notte seduto sul davanzale, il vuoto sotto, quando mia madre mi credeva già addormentato. Vedevo il buio che cadeva dal calamaio di dio come se lui ci avesse inciampato, e la china che sbrodolava sulla montagna, e i dieci metri dalla strada che mi tentavano se mio padre m'aveva umiliato: che morissi lasciandogli un senso di colpa incurabile. L'unica idea decente che mi è venuta nelle stagioni tristi è che a furia di aspettare non avrei fatto altro, per tutta la vita. Perché non esiste un'altra vita che comincia dove finisce la prima, che inizia appena hai messo a posto quelle due o tre faccende che ora non ti lasciano respirare. Non funziona così, non serve a niente dire Tra sei mesi vedrai di cosa sono capace. Funziona invece come nelle battaglie campali, devi infilare la baionetta e avanzare. Il guaio è che a volte sei stanco, impaurito, trafitto dalle parestesie, e tutto quello che fai e che scrivi ti sembra ignobile. Non ami più, non te ne accorgi? Lasci che le cose accadano, che la gente viaggi, partorisca progetti, senza di te. Magari ho amato troppo - ti racconti - e l'amore è finito, come una vaschetta di gelato. Oppure non hai amato mai, ti sei sempre soltanto illuso, e non puoi cominciare adesso, se non sai nemmeno come si fa.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

Ciao Francesco, potrei averla scritta io, per quanto mi sono immedesimata.
RispondiEliminaSai sempre cogliere gli stati d'animo, che poi sai, che non sono solo tuoi.
Grazie, mi fa piacere. Perdonami però se non mi ricordo chi sei, sul commento c'è scritto Anonimo. Comunque sia, un caro saluto.
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