Passa ai contenuti principali

Non amo più

Certi giorni neanche le canzoni, neanche i libri che mi hanno ucciso, possono niente: la tristezza imperversa. Dentro a quei giorni sono vinto, non mi viene nessun desiderio, nessuna tentazione, devo solo aspettare che passino o che un'amica mi chiami per una rimpatriata priva di complicazioni sentimentali. Sono i giorni in cui resto fermo, non cucino, non canto, leggo tantissimo e invecchio più lentamente. Sembra così che la tristezza sia improduttiva e invece serve a ricaricarmi, o non potrei una volta che l'ho sconfitta ricominciare a vivere. Mi capitava anche da ragazzo, non è un accidente di adesso. Stavo tutta la notte seduto sul davanzale, il vuoto sotto, quando mia madre mi credeva già addormentato. Vedevo il buio che cadeva dal calamaio di dio come se lui ci avesse inciampato, e la china che sbrodolava sulla montagna, e i dieci metri dalla strada che mi tentavano se mio padre m'aveva umiliato: che morissi lasciandogli un senso di colpa incurabile. L'unica idea decente che mi è venuta nelle stagioni tristi è che a furia di aspettare non avrei fatto altro, per tutta la vita. Perché non esiste un'altra vita che comincia dove finisce la prima, che inizia appena hai messo a posto quelle due o tre faccende che ora non ti lasciano respirare. Non funziona così, non serve a niente dire Tra sei mesi vedrai di cosa sono capace. Funziona invece come nelle battaglie campali, devi infilare la baionetta e avanzare. Il guaio è che a volte sei stanco, impaurito, trafitto dalle parestesie, e tutto quello che fai e che scrivi ti sembra ignobile. Non ami più, non te ne accorgi? Lasci che le cose accadano, che la gente viaggi, partorisca progetti, senza di te. Magari ho amato troppo - ti racconti - e l'amore è finito, come una vaschetta di gelato. Oppure non hai amato mai, ti sei sempre soltanto illuso, e non puoi cominciare adesso, se non sai nemmeno come si fa.  

Commenti

  1. Ciao Francesco, potrei averla scritta io, per quanto mi sono immedesimata.
    Sai sempre cogliere gli stati d'animo, che poi sai, che non sono solo tuoi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, mi fa piacere. Perdonami però se non mi ricordo chi sei, sul commento c'è scritto Anonimo. Comunque sia, un caro saluto.

      Elimina

Posta un commento

Grazie per aver commentato il mio post

Post popolari in questo blog

Niente per sempre

C'è una murata di scogli a cento metri dalla riva, mia figlia arrivava fin là. Più al largo non si tocca e  a turno io e mia moglie le facevamo la guardia, dritti sul bagnasciuga, rischiando l'insolazione. Ciononostante ogni tanto spariva tra quelle onde docili, pochi attimi, per poi riapparire in qualche tratto più vicino alla spiaggia. Troppo tardi, a me era già venuto un infarto. Meno apprensiva mia moglie: forse già sapeva che in capo a tre anni ci avrebbe lasciati soli e voleva mostrarmi come gestire razionalmente il panico di una figlia in mare aperto. In senso letterale e metaforico. Era il 2009 e dopo sedici anni sono tornato qui, ma l'albergo dove soggiornammo inquieti e preda di una felicità a breve termine l'ho solo sfiorato: ho preso una camera nell'albergo accanto dalla cui finestra, guarda tu il caso, si intravede la camera di allora, un suo spiraglio almeno. Perché l'ho fatto? Perché non sono mai riuscito a maledire il passato, provo anzi una sort...

Febbraio

Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

Processo a mio padre

Davanti casa mia c'è questo marciapiede dritto come una promessa dove mio padre, incamminandosi, diventava papà. Da un anno e mezzo ci abito sopra, se mi affaccio dalla finestra del soggiorno lo vedo, eppure lui non passa mai. Talora mi affaccio anche per guardare se per caso io e lui passiamo insieme ma non è mai successo: magari passiamo zitti quando mi addormento sfinito, e tutto è inutile. Oppure passiamo in certe sere d'aprile verso le otto, quando l'ora legale ha già preso il suo posto nel mondo e il cielo sorride, colle striature bianche a sporcare il celeste, e lui, col chiavistello della tabaccheria in mano, smette di essere quel che solitamente è e diventa l'uomo che vorrei fosse stato. Se è così, mi affaccerò nelle sere d'aprile che verranno, con la speranza rinnovata. Perché quel marciapiede deve avere, nell'impasto del cemento, nei sassi colorati che sembrano di fiume, nel labbro spaccato dai paraurti, il potere misterioso di sciogliere gli uomini e...