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Canzoni sghembe e contromano

Credo che la prima canzone che ho ascoltato in vita mia di Lucio Dalla sia stata L'anno che verrà , avrò avuto otto anni. Mi piacque, anche se non capivo del tutto che volesse dire. Soprattutto non capivo perché i preti avrebbero potuto sposarsi, ma soltanto a una certa età . E mi sembrava divertente pensare a un anno in cui sarebbe stato tre volte Natale . Poi ho preso ad ascoltare Dalla con più attenzione alle Medie. Mi piacevano da matti quelle canzoni sghembe, contromano, che solo lui sapeva scrivere. E quelle frasi cantate a precipizio dentro un filo di note che solo lui ce le poteva infilare. Quanti capelli che hai/non si riesce a contare/Sposta la bottiglia e lasciami guardare/se di tanti capelli ci si può fidare . La ballavo con una ragazzina che mi faceva ammattire, in quarta ginnasio, alle feste scolastiche del sabato pomeriggio. Stringevo più che potevo e lei si scostava, ma non troppo. Andava più sul rock inglese, lei: Robert Palmer, roba così. Mi piaceva John & Mar...

Santo (Piazzese) subito!

Il sapore, gli odori, le mescolanze dei popoli del Mediterraneo. Il noir di luce contro il noir d'ombra e nebbia. Il giallo siciliano, marsigliese, iberico, contro quello scandinavo. Insomma, ho conosciuto e intervistato Santo Piazzese, autore della celebre Trilogia di Palermo edita da Sellerio. Un incontro da memorare, con una persona gentile e notevole scrittore. Perchè poi la conversazione, oggi in Bct davanti a una cinquantina di persone la cui età media era del colore opposto a quello (green) con cui oggi si definisce la new economy, ha finito per prendere tante diverse intersecanti direzioni. Quella del cibo, ad esempio, che da Marsiglia a Palermo, passando per Barcellona e le cantine palestinesi, ha tutte le distonie delle spezie e ispira i sensi dei narratori-gourmet. E arriva fino ai tetri fast food di Stoccolma, accanto a cui, nel freddo lattuginoso e perenne, i serial killer stanno in agguato. E poi ha voluto sapere dell'Apocalisse in pantofole, gli avevano detto che...

Alla rivoluzione in bicicletta

Leggo su Repubblica di oggi una bella iniziativa di alcuni utenti facebook che rivendicano il loro diritto a usare la bici in città senza finire investiti. Le statistiche sono effettivamente preoccupanti: in soldoni quasi un ciclista al giorno viene investito in Italia, con conseguenze spesso gravi. Mi è piaciuto soprattutto l'articolo di Paolo Rumiz a corredo del pezzo. In sostanza, lui dice che coloro che vanno in macchina invidiano a chi va in bici una cosa molto semplice e fondamentale: il tempo. Tempo da spendere come meglio si crede, tempo da impiegare a fermarsi a prendere il giornale senza preoccuparsi del parcheggio, o delle code. Tempo per godersi uno scorcio cittadino di cui i possessori di Suv ignorano l'esistenza. Senza contare il risparmio economico e l'impatto ambientale pari a zero. Se tutti usassimo meglio e di più la bici, faremmo una rivoluzione più importante di qualsiasi rinnovamento tecnologico. Come non essere d'accordo?

Le figu e la neve

Nevica con una certa disinvoltura, oggi, sembra faccia sul serio: staremo a vedere. Intanto, complice proprio la neve, ho rimesso mano alla memoria, riavvolgendo un po' il nastro. La memoria va fatta scorrere un po' a caso, e il nastro l'ho bloccato suppergiù a una trentina di anni fa, l'epoca d'oro delle figurine Panini. Sì, i calciatori senz'altro, mi piacevano, specie gli scudetti dorati, ma quelle dei cartoni animati erano magnifiche. Diventavo matto con quelle doppie: il guaio era che prima ti toccava incollarne una metà e solo dopo un po' di giorni l'altra, ché raramente si trovavano insieme nello stesso pacchetto, e mi venivano sempre attaccate storte. Quegli album, che non ho mai finito, chissà dove sono ora. Su e-bay ne ho scovati alcuni degli anni Settanta: Animali e traffico , si chiamava uno dei più belli. Chiedono cifre folli e ho lasciato perdere. Ho trasmesso a mia figlia la piccola passione del collezionismo, e ho avuto la mia rivincita ...

Vincenza, l'Apocalisse, la Lupa e il sottoscritto

Buongiorno, ieri a Tuscania (Viterbo) abbiamo vissuto la quindicesima tappa del tour apocalittico, partito dalla Sicilia lo scorso ottobre. La presentazione del romanzo è stata come sempre emozionante e ogni volta vengono fuori osservazioni e domande che mi permettono di approfondire il significato di alcune parti del testo. Sembra una cosa folle, visto che l'ho scritto io, ma in realtà spesso sono i lettori a svelare sensi e direzioni di una storia che sfuggono allo stesso autore. Padrona di casa, ai Magazzini della Lupa, è stata Vincenza Fava, poetessa e giornalista che vedete nella foto accanto al sottoscritto. Una presentazione piena di cose carine. Emozionante la lettura a due voci di qualche pagina del libro: esperimento da ripetere. Mi è stato chiesto dove si può trovare il romanzo. Alle presentazioni, naturalmente, e in qualunque libreria italiana. Se non lo trovate fisicamente, ordinatelo al libraio: la distribuzione è nazionale.

Ben trovati...

Eh sì, anche io ho ceduto alla mania del blog, che dilaga un po' ovunque e ha i suoi aspetti positivi. Credo siano molti, per la verità, ma devo ancora scoprirli tutti: ci vorrà un po' di tempo. Per togliermi il pensiero, prima che qualcuno ipotizzi mie manie suicide, il titolo del blog va spiegato. Tanto per cominciare, mi piaceva l'idea di evocare una situazione di pericolo, ma dal tono ironico, scherzoso. Sto bene al mondo - nonostante dolori e preoccupazioni non siano mancate, negli ultimi anni - e non ho alcuna intenzione di lasciarlo anticipatamente. Spero non accada per cause indipendenti dalla mia volontà. Tuttavia non possiamo negare che la metafora di chi è sdraiato sui binari è un po' la nostra vita di ogni giorno. Non sappiamo a che ora passerà il treno, ed è questo che ci fa essere cautamente ottimisti. Poi, il titolo esprime bene anche il senso del mio primo romanzo ( Apocalisse in pantofole ) uscito nel settempre 2011 per la VerbaVolant di Si...