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Rigatteria

Questo vento d'autunno ravviva le cose vecchie, come un mantice la brace, e soffia sui ricordi accendendoli: è per quello che sembrano luci di una festa. Sono lampadine appese sopra i banchi di libri usati, e file di lampioni alla periferia di una città corrotta, una di quelle che ho visto e scordato. I miei vagabondaggi vanno sempre nella stessa direzione: verso il mare settembrino, i ristoranti sulla spiaggia, le sere fresche di collina, coi piedi sulla staccionata e gli occhi alla macchia che imbruna. Tutto il verde s'infittisce, in questa stagione che mangia il chiaro del giorno, e gli animali ci si confondono meglio, lontani dai fucili dei predatori. Da giovane credevo che l'autunno addolcisse mio padre e i suoi sentimenti verso di me, per questo lo preferivo alle altre stagioni, tutte più severe. Da giovane ero anche più portato di adesso a giustificare i difetti delle persone, specie di quelle attorno, tanto che un misfatto compiuto in famiglia mi sembrava più degno di indulgenza, e le idee che circolavano a tavola avrei giurato che fossero le più illuminate del mondo. Non era così, naturalmente, non è così nemmeno per voi che ancora credete a queste fandonie e mi leggete: prima ve ne renderete conto e meglio sarà per la vostra evoluzione. L'indipendenza è quello: la speranza che l'autunno smascheri la finzione e vi restituisca la famiglia da cui provenite per quello che è, non per quello che credevate fosse. Solo così, uccidendo i padri, sterminando la tenerezza ingannevole della memoria, si riesce a capire che il presente vale infinitamente più del passato - che è solo rigatteria - e a non essere più infelici assegnando ai giorni che furono onori e nostalgie che non meritano.

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