Io come scrittore ho fallito, come padre credo di no ma come scrittore ho perso. Per come la vedo io, la vita non è un tutta un disastro oppure tutta un trionfo, non si sta mai da una parte o dall'altra della barricata, ma è fatta di sconfitte più o meno cocenti e di più o meno esaltanti vittorie. Come padre sono stato bravo perché ho fatto con mia figlia il contrario di quello che mio padre ha fatto con me: vicinanza invece di lontananza, canzoni serie invece di sermoni, gesti d'affetto invece di sguardi di ghiaccio. Così facendo le ho incoraggiato un temperamento ironico, cinico e sentimentale, qualità che possono sembrare inconciliabili ma che a mischiarle insieme danno un effetto niente male. Come scrittore invece ho cercato di raccontare gli uomini, per quanto la mia piccola arte me lo ha permesso. Il guaio è che gli uomini non amano essere raccontati e quando pur parli di loro non se ne accorgono, pensando sempre che stai inventando storie assurde, tanto per rimorchiare. Questa terribile umanità, così innocente e feroce, io la conosco, l'ho vista negli ospedali terminali, dove la disperazione si mischia all'ossigeno e ti si infila nel naso a ogni respiro che fai. Per anni ho creduto che raccontare storie sarebbe servito a migliorare il mondo. In piccola parte, beninteso, in percentuali insignificanti, ma meglio di niente. Ho pensato che le persone che ho amato potessero trovare dentro quelle storie l'uomo che di fronte a loro non aveva la forza di essere altrettanto sincero. Invece quelle storie le hanno lette migliaia di estranei e pochi degli amori che ho cercato di tenere in vita. Per cui si scrive per quelli che stanno lontano, ed è come gettare un ponte di corde da un dirupo all'altro, nella foresta amazzonica. Addolcire il dolore è possibile, se scrivi in un certo modo. Addomesticare le bestie selvagge è un'impresa, ma ce la si fa. Farsi capire dalle persone è un tentativo francamente disperato. Ciò non toglie che continuerò a provare: se non altro mi darà quel sollievo che nei farmaci e nelle facce di cera che ho intorno trovo con sempre maggiore difficoltà.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

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