Vorrei fare un esperimento, vorrei portare Fedor Dostoevskij a uno di quei club letterari dove volenterose lettrici di romanzi medi commentano entusiaste il libro del mese e vedere l'effetto che fa. Mettiamo che sia Le notti bianche, niente di troppo impegnativo: mica posso presentarmi con Delitto e castigo, quelle menti semplici potrebbero collassare. Lo lascerei con noncuranza sopra un tavolo in ombra, in un angolo della stanza, poi mi metterei ad ascoltare, rapito, gli strabilianti aggettivi spesi per un titolo qualunque della Gamberale: eccezionale, grandioso, fantastico, meraviglioso. Le volonterose, entusiaste lettrici di romanzi medi non brillano per originalità attributive. Mentre siamo lì, il romanzo del tenero sognatore senza nome e di Nastenka comincerebbe a vibrare come un cellulare. La copertina si accenderebbe e quella fortunata ragazza che sta dentro alla storia - fortunata perché amata da due uomini di carattere opposto - uscirebbe fuori dalle pagine e non vista si siederebbe sull'unica poltrona sgombra, senza fiatare. Dopo un po', con più fatica, anche il sognatore sguscerebbe fuori dalla sua città decadente, l'appiccicosa Pietroburgo estiva, e - anche lui ignorato - sfilerebbe davanti a tutte quelle signore variopinte mentre stan là a sorseggiare il tè, commoventi nella loro certezza che Susanna Tamaro più di chiunque altro abbia rivoluzionato la narrativa contemporanea. Che scena terribile! Che apocalisse! Io solo vedrei quegli ospiti invisibili, io solo potrei parlarci: il libro l'ho portato io, è un privilegio che i cari fantasmi non mi possono rifiutare. Mi chiederebbero, prima il sognatore poi la ragazza: "Perché ci hai portati con te" e io "Per farvi divertire". Alla fine ci sarebbero pasticcini e vin santo, e le signore sceglierebbero il romanzo del mese successivo. Uno che ha vinto un premio letterario, beninteso, giacché loro fingono di leggere soltanto quelli. "In realtà li leggono a salti, una pagina sì e tre no, tanto nessuno le controlla", confido al sognatore. Il quale a quel punto riderebbe divertito come non ha mai fatto in tutta la sua vita solitaria.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

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