"Lei che è uno scrittore, la ascolterebbe una buona storia?" La domanda mi arriva a bruciapelo, mentre sto per andarmene alla fine del ricevimento genitori. Sono quasi le otto di sera, è il 17 novembre del 2014. A rivolgermela, un poco brutalmente, è il padre di una mia allieva del quinto, dopo che gli ho rivelato che la ragazza è in gamba ma potrebbe fare di più. Avrò dato quel giudizio duemila volte, è il massimo del tatto di cui sono capace quando i miei studenti sono degli scansafatiche. Mi sento a pezzi, non vedo l'ora di tornare da mia figlia ma una buona storia è una prospettiva troppo allettante perché io possa tradirla. Ci sediamo sui banchi, lui premette che quella storia ce l'ha dentro da venticinque anni, un groppo in gola che non passa. "Perché si è deciso a tirarla fuori adesso?", gli domando. "Perché mia figlia ha portato a casa un suo romanzo, prof: credo che lei abbia la sensibilità giusta". E allora mi racconta di quando era ragazzo, e che un giorno accompagnò alla stazione un'amica che andava a Milano a studiare. "Era l'autunno dell'89. In macchina, mentre andiamo, il suo odore mi convince che sarebbe stata la ragazza che avrei sposato. Alla stazione c'era un sacco di gente e il treno era in ritardo. Aspetto con lei, non me ne vado, mangiamo un panino e chiacchieriamo, ogni tanto lei mi da un bacio. Quando il treno arriva, lei si avvicina alla banchina, dondola un po', le dico di stare attenta, non mi ascolta. Il treno è a venti metri da noi quando la mia ragazza perde l'equilibrio e cade sui binari. Non faccio in tempo a fare niente, sento solo il rumore del suo corpo che va in frantumi, un colpo sordo, e poi urla, gente che sviene, una specie di inferno sulla terra". Lo guardo e noto nei suoi occhi il lampo bugiardo di chi inventa fandonie. Però lo lascio arrivare alla fine. "Dopo quattro ore, quando sono rientrato in macchina, dopo che la polizia aveva fatto portare via il corpo e mi aveva fatto duecento domande, il suo odore era ancora lì. Lei era morta e il suo odore era rimasto dentro la Dyane. Non so se c'è un senso, ma non trova che sia una tragedia così consolante che sarebbe magnifico scriverne?"
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

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