A un certo punto non respiravo più e così uscii alla notte. Ero in debito di ossigeno, la festa s'infittiva di persone moleste e convenevoli, tutte cose che non fanno per me. Che ci facevo lì, in una villa da ricchi su un promontorio di Puglia a picco sul mare? Mi aveva invitato una tipa, tre ore prima, a una presentazione, m'ero lasciato convincere dopo che aveva fatto duemila complimenti al mio libro senza averlo neanche letto. Provavo un senso di riconoscenza, si vede. Solo che a un certo punto ne ebbi abbastanza, scoppiavo. Il fumo passivo, i discorsi vuoti, l'emicrania. Trovai una porta che dava sulla libertà, la varcai. Le stelle splendevano sopra un terrazzo non adatto a chi soffre di vertigini; sotto, Vieste, cara alla dea, snodava i suoi vicoli fitti di passamanerie fino al mare. Da quel punto di vista il mondo sembrava un posto ben abitato, ordinato, in pace. Mi venne lì l'idea di ambientarci un romanzo nuovo, in un incanto del genere, e quella notte concepii L'isola greca come avrei concepito un figlio, se avessi avuto una donna innamorata a viaggiare con me. La padrona di casa era dietro a mille ospiti variopinti, a ognuno dei quali riservava esclamazioni entusiaste e stupore a vederlo arrivare. Li aveva invitati lei, perché era così incredula se le piombavano in casa? Calcolai a mente la distanza tra il mio mondo e il suo, il divario che deve pur esserci tra chi faticosamente scrive e s'arrampica sul passato e chi vive un eterno presente che è il tempo più mortalmente orizzontale che esista. Decisi che non me ne importava, di capire come una donna come quella potesse interessarsi a un romanzo come il mio, quella sera non mi curai di fare da interprete tra due mondi dal linguaggio tanto differente. E invece mi lasciai corteggiare dalla notte. Dalle luci delle barche dei pescatori, che già partivano per il largo, ben prima dell'alba. Da un satellite che a un certo puntò rigò la volta scura e la rese fosforescente, o almeno così a me parve, per via dei miei occhi da sognatore. Bevvi un liquore che non mi sembrò ignobile ma non me ne intendo. Leggero nell'anima, verso le tre, salutai la padrona di casa, stanca e invecchiata in poche ore, le baciai la mano e tornai in albergo sulle mie gambe.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

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