Sono tre mattine consecutive che salgo in collina e tutte le volte c'è una rosa nuova davanti al cimitero. La prima mattina era una sola, la seconda erano due, la terza tre. Qualcuno le posa sul muretto che delimita le sepolture a campo dai loculi, o accanto alla pietra miliare, e va via, probabilmente di notte. Ho chiesto in giro, dentro al paese: nessuno ne sa niente, pochi ne sono incuriositi. Duecento metri più in su, ormai sei anni fa, ci aspettavo mia figlia che tornava dalla città, in mezzo alla strada, come un vagabondo. Il telefono non prendeva, a grandi passi misuravo il cemento andando avanti e indietro e mentre faceva scuro pregavo un dio duro d'orecchi che ogni motore delle macchine in arrivo fosse il suo. Qui ho vissuto anni di cristallina felicità, quando la mia vita esplose di persone che avevano smesso di essermi ostili e mi accettavano finalmente per quel che sono: un uomo distratto da mille tentazioni che non riesce a farsi decifrare da nessuno. Mio padre era morto da un mese e io pativo il freddo, tra questi muri maestri che avevano ospitato feste e baldorie, compleanni e qualche amore illecito. Avrei giurato che la mia vita stesse andando in pezzi, ma lentamente, così da darmi modo di accorgermente e rammaricarmi con calma della bellezza non abbastanza onorata. C'era una donna che mi scriveva, all'epoca, con una certa invadenza. Le diedi spago per un po', per narcisismo, e per riempire il silenzio titanico di un qualche sentimento, fosse perfino il disgusto. Era una ragazza priva di qualunque attraenza, a ripensarla adesso. Sul cancello di casa stamattina c'era una chiocciola che risaliva il ferro, fin quasi al lucchetto: quanta fatica. Per andare dove? Sotto il portico, dove ci sono il forno, il camino, la scala per arrivare sul tetto e qualche fantasma amorevole, una gatta ha partorito la sua cucciolata. Domattina non salirò di nuovo, ma è probabile che ci sarà un'altra rosa davanti al camposanto, accanto a quelle avvizzite dei giorni precedenti. Ho il sospetto, tutto letterario, che la parte di me che è morta abbia qualcuno - un amore perduto, un nemico placato - che la vada a trovare perché era l'unica che gli piaceva. Ma poi non ha il coraggio di entrare, e lascia quei fiori a seccarsi dove capita.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

Commenti
Posta un commento
Grazie per aver commentato il mio post