E poi ti amo, le dissi. No, non è vero, non glielo dissi: glielo direi adesso. Possiamo rifare la scena? Possiamo tornare all'estate dell'ottantatré? C'era una specie di nuvola sopra di me, mio padre, e io mi tenevo alla larga ogni volta che potevo, pure in quella settimana al mare stavo per conto mio, come una scialuppa abbandonata sulla spiaggia. Passavo il tempo al bar del bagno Miranda, a mettere gettoni nel juke-box e a giocare a Pong contro me stesso, e un giorno giocai con Francesco Di Giacomo ma questa faccenda l'ho già raccontata, andiamo avanti che sennò vi vengo a noia. Per una di quelle traiettorie eccentriche che il destino architetta quando non sa che fare, una sera, giusto in mezzo al tramonto, mentre mia madre di certo mi aspettava per cena nell'appartamentino preso in affitto e mio padre le ricordava quanto fossi strano e inaffidabile, lei venne fuori dall'acqua, con la sabbia addosso e i capelli di medusa. Sapete, quando uno da ragazzino si innamora si innamora al volo, non come adesso che mi ci vogliono mesi per capire se una donna mi piace. Sono diventato più selettivo, più lento a decidere e più rompicoglioni. Per cui mi innamorai al volo, e lei forse, chissà. Aveva un nome che comincia per E, un padre in Venezuela, una madre fatua che passava le notti a giocare a canasta e a farsi corteggiare dagli sconosciuti. Tutte queste cose me le raccontò nei giorni successivi, disse che aveva trovato in me un ragazzo che non si stancava di starla a sentire. Passai il resto della vacanza con lei, andando a casa appena per dormire, e un paio di volte mia madre dovette credermi morto, o affogato, che poi è la stessa cosa. Non so se si può dire che siamo stati insieme, se due si baciano una volta sola e solamente sulle guance immagino di no. Però se l'amore è anche quella cosa per cui non te ne frega niente del resto del mondo e vorresti passare tutta la vita con una persona soltanto, beh allora sì, siamo stati insieme. E così ti amo glielo direi adesso, se dovessimo rifare la scena perché magari la pellicola è bruciata, o s'è persa e il film era talmente bello che è un peccato non lo veda più nessuno. Glielo direi adesso e potrei invecchiare felice di aver fatto fuori un altro di quei maledetti rimpianti che ci avviliscono la vita.
C'è una murata di scogli a cento metri dalla riva, mia figlia arrivava fin là. Più al largo non si tocca e a turno io e mia moglie le facevamo la guardia, dritti sul bagnasciuga, rischiando l'insolazione. Ciononostante ogni tanto spariva tra quelle onde docili, pochi attimi, per poi riapparire in qualche tratto più vicino alla spiaggia. Troppo tardi, a me era già venuto un infarto. Meno apprensiva mia moglie: forse già sapeva che in capo a tre anni ci avrebbe lasciati soli e voleva mostrarmi come gestire razionalmente il panico di una figlia in mare aperto. In senso letterale e metaforico. Era il 2009 e dopo sedici anni sono tornato qui, ma l'albergo dove soggiornammo inquieti e preda di una felicità a breve termine l'ho solo sfiorato: ho preso una camera nell'albergo accanto dalla cui finestra, guarda tu il caso, si intravede la camera di allora, un suo spiraglio almeno. Perché l'ho fatto? Perché non sono mai riuscito a maledire il passato, provo anzi una sort...

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