C'è questa canzone di Francesco Baccini dove Marilyn non è diventata ancora Marilyn e balla con una scopa di saggina. Fa la comparsa in un film, ha un paio di pose appena, in una pausa delle riprese, mentre tutta la troupe è a pranzo, lei prende una scopa e si mette a piroettare sotto un riflettore rimasto acceso, fingendo di essere una star. Non sa che lo diventerà di lì a poco, la più grande di tutte. Baccini intuisce che si può immortalare un istante, una speranza, un'ambizione. Norma Jean è una ragazza da marito, e del resto la canzone si intitola proprio così, è una delle tante in cerca di fortuna ma è quasi convinta che la fortuna non le toccherà mai, che dovrà sposarsi e sfornare quattro o cinque figli in pochi anni, e ingrassare senza pietà. Ha i piedi sul confine, e non lo sa. Quello è il giorno da cui non potrà mai tornare indietro perché quel ballo qualcuno lo noterà, e trasformerà una figurante in una diva. Vorrei che ascoltaste quella canzone (la trovate qui: https://www.youtube.com/) perché anch'essa a suo modo è un film: piccolo, esile, un cortometraggio di quattro minuti ma prodigioso, come è prodigiosa l'arte quando intercetta il cambiamento decisivo di una esistenza, e interpreta il destino. Succede anche a noi, e anche noi, spesso e volentieri, non ce ne accorgiamo. Ce ne rendiamo conto dopo, quando la mutazione è avvenuta, e guardandoci indietro riusciamo miracolosamente a indovinare l'attimo esatto in cui tutto ha smesso di essere ciò che era ed è diventato ciò che sarebbe stato. Io credo che, in tutta umiltà, questo faccia lo scrittore: pescare dai milioni di attimi quello eccentrico che va contromano rispetto a tutti gli attimi che lo precedono e cantarlo, nel tentativo di renderlo immortale. Ecco la salvezza cui aspirano gli artisti: restare vivi per sempre, in un fotogramma, nella memoria e nella commozione collettive. Per cui proprio dall'incoraggiamento a soddisfare questa ambizione partiremo, il 3 aprile, inaugurando il laboratorio di scrittura creativa di Narni. Se volete saperne costi, calendario e orari, contattatemi su WhatsApp al 3891420577.
C'è una murata di scogli a cento metri dalla riva, mia figlia arrivava fin là. Più al largo non si tocca e a turno io e mia moglie le facevamo la guardia, dritti sul bagnasciuga, rischiando l'insolazione. Ciononostante ogni tanto spariva tra quelle onde docili, pochi attimi, per poi riapparire in qualche tratto più vicino alla spiaggia. Troppo tardi, a me era già venuto un infarto. Meno apprensiva mia moglie: forse già sapeva che in capo a tre anni ci avrebbe lasciati soli e voleva mostrarmi come gestire razionalmente il panico di una figlia in mare aperto. In senso letterale e metaforico. Era il 2009 e dopo sedici anni sono tornato qui, ma l'albergo dove soggiornammo inquieti e preda di una felicità a breve termine l'ho solo sfiorato: ho preso una camera nell'albergo accanto dalla cui finestra, guarda tu il caso, si intravede la camera di allora, un suo spiraglio almeno. Perché l'ho fatto? Perché non sono mai riuscito a maledire il passato, provo anzi una sort...

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