Il mio balcone dà sugli alberi: una palizzata che mi scherma dalla strada, filtra la luce e incoraggia la malinconia. Qualche volta ci esco a fumare - le sere in cui le stagioni cambiano, e il primo rinfresco lenisce l'estate o una repentina primavera spaventa febbraio - ma la sigaretta non la respiro, è più che altro un gesto, una posa che mi aiuta a districare i grovigli e a guardare il cielo con più assegnamento. Il fumo schiara la notte e quando è in alto sembra che ravvivi le stelle, come uno che soffi sulle braci: così ho visto fare ai contadini nelle domeniche immaginate dell'infanzia. Immagino ancora oggi, non ho perso il vizio, e temo che tutto ciò che vedo sia appunto una fantasia, l'affabulazione di un uomo che non ha capito com'è che va il mondo, che è figlio del caso. Mi hanno spiegato che lassù, verso una qualche direzione, c'è una strada che non finisce mai, che passa attraverso il tempo e i buchi neri, e che a guardare la terra da un miliardo di anni luce vedrei la sua insignificanza. Perché allora do tanta importanza alla mia vita, a quello che scrivo, alle competizioni, all'età che cresce, al dolore, agli spaventi? Tento ogni giorno di affermare la mia ragione su quella degli altri e se non ci riesco - se quelli non si convincono, se prendono a detestarmi - ci sto male, non capisco come possano essere tanto ciechi. Benché sappia da un po' che la verità ha mille forme, cerco sempre di imporre le mie ridicole certezze: un'impuntatura infantile da cui non so guarire. Così fumo, e mentre comincia la notte m'appoggio con la schiena al muro. Una volta arriva una musica tribale da una macchina in corsa; un'altra un corteo di voci di ragazzi s'ingrossano e poi s'assottigliano, allontanandosi; un'altra ancora la mia speranza prende il sopravvento, e m'auguro con tutto il cuore che questa stanza buia in cui siamo prigionieri abbia una ragione comprensibile, e non men che soave.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

Guardare con occhio aperto e distaccato la propria vita penso sia frutto di una consapevolezza che a volte può creare dolore, altre volte serenità e pace con se stessi. Grazie per gli spunti su cui riflettere!
RispondiEliminaSono d'accordo: è importante cercare di guardarla con la massima nitidezza possibile. Grazie a te.
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