Passa ai contenuti principali

La mia ragazza

Mi hanno detto che dovevo amarti e per non farmelo dimenticare me l'hanno scritto nel Dna. Così adesso non posso sottrarmi e la vita che ne deriva è atroce e piena, talmente colma che posto per altro non c'è. Questo è l'amore che posso darti, ragazza che eri bambina e prima ancora una pancia prominente, un amore che non ho scelto, non ho voluto, ma quando l'ho avuto ho scoperto che se ne fossi stato escluso lo avrei desiderato più di qualunque altro. Perdonami se sono contorto, non riesco oggi a scrivere più chiaro, non c'è niente di lineare in questa storia umana che è tutta nel rapporto tra noi due, che siamo teneri nemici. Sta, tutto il mondo che conosco, tutti i suoi sentimenti arditi, in questo contenitore che siamo io e te: lotte, guerre, battaglie, scaramucce, riappacificazioni, incomprensioni, tenerezze, ripicche, confidenze, pianti, strepiti e allegria. E fame, e sete, quando non ti vedo tornare, che la fame e la sete vere sono sciocchezze. E ansia e paura, quando ti intuisco storta, cupa, quando stai male, che l'ansia e la paura degli uomini che giocano col denaro, di coloro che amano semplicemente un altro uomo o un'altra donna, sono commedia dell'arte. So cos'è la dipendenza da quando sei al mondo, io che la dipendenza da polveri e vino non so cosa sia. So cos'è l'infinito: è il tempo che corre tra un mio messaggio e la tua risposta. Certe volte riempio il frigo e tu mi rimproveri: Compri troppe schifezze. Guarda qua: tramezzini, Kinder Bueno e Babybel, epperò sai che è una premura, un viziarti di leccornie, perché io sono padre e madre e devo fare tutte e due le parti, e poi frutta e verdura, pasta, carne e tutto quel che serve non mancano mai, tanto che casa nostra sembra il tabellone de Il pranzo è servito. Insomma Sei la mia vita e non è un modo di dire, ed è l'amore più umano che conosca, frangibile come la speranza, ma ugualmente testardo, anche se è al vento, alle intemperie, e perfino se è un amore interessato: a voler essere cinici è anche spirito di sopravvivenza perché qualsiasi tuo guaio sarebbe la mia fine.

Commenti

  1. vengo poco, ultimamente, nel tuo blog, perché ogni volta piango, e dove ho il pc ho sempre gente intorno. Cercherò di leggerti sul cellulare. Perché nel piangere, di tanto in tanto, che male c'è.

    RispondiElimina

Posta un commento

Grazie per aver commentato il mio post

Post popolari in questo blog

Niente per sempre

C'è una murata di scogli a cento metri dalla riva, mia figlia arrivava fin là. Più al largo non si tocca e  a turno io e mia moglie le facevamo la guardia, dritti sul bagnasciuga, rischiando l'insolazione. Ciononostante ogni tanto spariva tra quelle onde docili, pochi attimi, per poi riapparire in qualche tratto più vicino alla spiaggia. Troppo tardi, a me era già venuto un infarto. Meno apprensiva mia moglie: forse già sapeva che in capo a tre anni ci avrebbe lasciati soli e voleva mostrarmi come gestire razionalmente il panico di una figlia in mare aperto. In senso letterale e metaforico. Era il 2009 e dopo sedici anni sono tornato qui, ma l'albergo dove soggiornammo inquieti e preda di una felicità a breve termine l'ho solo sfiorato: ho preso una camera nell'albergo accanto dalla cui finestra, guarda tu il caso, si intravede la camera di allora, un suo spiraglio almeno. Perché l'ho fatto? Perché non sono mai riuscito a maledire il passato, provo anzi una sort...

Febbraio

Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

Processo a mio padre

Davanti casa mia c'è questo marciapiede dritto come una promessa dove mio padre, incamminandosi, diventava papà. Da un anno e mezzo ci abito sopra, se mi affaccio dalla finestra del soggiorno lo vedo, eppure lui non passa mai. Talora mi affaccio anche per guardare se per caso io e lui passiamo insieme ma non è mai successo: magari passiamo zitti quando mi addormento sfinito, e tutto è inutile. Oppure passiamo in certe sere d'aprile verso le otto, quando l'ora legale ha già preso il suo posto nel mondo e il cielo sorride, colle striature bianche a sporcare il celeste, e lui, col chiavistello della tabaccheria in mano, smette di essere quel che solitamente è e diventa l'uomo che vorrei fosse stato. Se è così, mi affaccerò nelle sere d'aprile che verranno, con la speranza rinnovata. Perché quel marciapiede deve avere, nell'impasto del cemento, nei sassi colorati che sembrano di fiume, nel labbro spaccato dai paraurti, il potere misterioso di sciogliere gli uomini e...