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Visualizzazione dei post da febbraio, 2026

Ragazza da marito

C'è questa canzone di Francesco Baccini dove Marilyn non è diventata ancora Marilyn e balla con una scopa di saggina. Fa la comparsa in un film, ha un paio di pose appena, in una pausa delle riprese, mentre tutta la troupe è a pranzo, lei prende una scopa e si mette a piroettare sotto un riflettore rimasto acceso, fingendo di essere una star. Non sa che lo diventerà di lì a poco, la più grande di tutte. Baccini intuisce che si può immortalare un istante, una speranza, un'ambizione. Norma Jean è una ragazza da marito, e del resto la canzone si intitola proprio così, è una delle tante in cerca di fortuna ma è quasi convinta che la fortuna non le toccherà mai, che dovrà sposarsi e sfornare quattro o cinque figli in pochi anni, e ingrassare senza pietà. Ha i piedi sul confine, e non lo sa. Quello è il giorno da cui non potrà mai tornare indietro perché quel ballo qualcuno lo noterà, e trasformerà una figurante in una diva. Vorrei che ascoltaste quella canzone (la trovate qui:  http...

Febbraio

Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

L'attesa

Una sera di maggio - avevo diciannove anni - tornai a casa in corriera leggero e rapito. Fuori dai vetri il sole obliquo colorava l'asfalto di arancione, la primavera mi faceva allegro: sperai che la giovinezza fosse una stagione spropositata, così avrebbe fatto fatica a passare. Un paio di settimane prima l'insegnante di italiano mi aveva regalato due libri, me li portavo dietro in una sacca di tela: nei tempi morti, durante i viaggi e in altre attese inerti, leggevo una pagina di qua e una di là. Vedi se noti le differenze - m'aveva detto la prof, ma io per un po' non capii a che diavolo alludesse. Era spesso volutamente oscura, lasciava in giro le sue parole come non avessero valore, fossero vuoti a perdere, invece credo ci tenesse a che le raccogliessi io, e ne facessi buon uso. Da qualche settimana, allora, ero nello spazio, su un pianeta abitato da una pecora, e nello stesso tempo in mezzo al deserto, dentro una fortezza lugubre, in attesa di un nemico che non arr...