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Libero e felice

La strada seguiva docilmente il litorale, lo ricalcava come un pennarello, era settembre, io avevo vent'anni, fu il primo viaggio in macchina da solo. Non dissi a nessuno che partivo, perché non potessero immaginarmi in nessun posto: solo in questo modo ci si fa dimenticare. Presi la Golf di papà e via, fregandomene delle conseguenze. Ci sono azioni così, scellerate e necessarie, e se non le compi a vent'anni, quando più? Scesi verso Viterbo, poi Tuscania, poi Tarquinia, in un viaggio che avrei rifatto assieme a te, ragazza innamorata, ogni due di aprile, solo che non lo sapevo, e tutta la storia era ancora da scrivere. Con una spina di ansietta in corpo - i colpi di testa la danno - a metà percorso misi il nastro del Concerto al Central Park e Simon & Garfunkel mi catapultarono a Manhattan, e poi, di canzone in canzone, sulla costa franosa della California, nei drive in a cielo spalancato dei tempi del Vietnam, alle adunate antirazziste con Martin Luther King, nei film di Mike Nichols, sui campi di basket di Harlem spaccati dal sole, colle anfetamine a girare come caramelle fuori delle recinzioni. Ecco Los Angeles, con le bagnanti disinvolte, lontane dagli occhi dei mariti, ecco i bikers barbuti intenti a farsi le canne sulle verande dei drugstore, ecco Dudley Moore che perde la testa per Bo Derek, ecco gli anfratti degli anni della giovinezza, dove saremmo andati a far l'amore come se il mondo tutte le sere si divertisse a guardarci. Quand'ero ragazzo pensavo che l'America fosse il posto ideale per vivere, un posto dove i padri sono progressisti, ti portano al cinema a vedere Taxi driver e poi ne parlano tornando a casa, incoraggiando la tua curiosità. Quel giorno me la spassai. Incurante delle conseguenze, delle punizioni, del terrore che avevo provocato a mia madre, fui per la prima volta libero e felice. Uno lo è solo se riesce a infischiarsene completamente degli altri. A me è successo poche altre volte, per questo ora detesto l'America, che dell'egoismo è maestra di vita. Per fortuna ci sono gli artisti, in quel Paese di meticci. Per fortuna anche adesso, se mi prende il capriccio di dar loro retta, prendo su la macchina e taglio la corda, e lascio tutti a casa a chiedersi angosciati dove diavolo sia finito. 

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