Vado al mare per il mio compleanno e Dorothy è lì, ad aspettarmi. Cammina su e giù per questa spiaggia muta, alloggia in questo albergo vuoto, gira in bici per le vie deserte del centro ormai da quindici anni, da quando l'ho messa al mondo. Mi vede e mi viene incontro, Non ci speravo più - dice; mi abbraccia, il vento le muove a capriccio quegli strepitosi capelli rossi, le gambe snelle e nervose sono nude, in barba al freddo. Ti devo raccontare un po' di faccende arretrate - le rispondo. Ci piazziamo sul muretto dove fumarono uno spinello lei e Edoardo, Non ti passa un anno, se posso permettermi - le dico, e lei Puoi, certo che puoi. Comincia lei a parlare. Confessa che suo marito è ancora uccel di bosco, Potevi farmelo rincontrare, così da poterlo lasciare stavolta io con un palmo di naso e fargli provare tutto il senso dell'abbandono. Non ho scritto più niente di voi - le confesso - non ho scritto il seguito, ho scritto altre cose, aggrovigliate come gomitoli. E Alessandra nel frattempo è morta. Lo so, mi dispiace - mi risponde con le doti di presagio che hanno le persone inventate. Eravamo una bella combriccola di matti, mi fa: sei stato in gamba. Perché sei venuto? Perché ho una novità che potrebbe farti piacere - le rivelo. E le racconto che la sua storia scombinata, e la sua notte d'amore con Edoardo, e la bici che gli fregò il vecchio che aveva comprato scatolette di tonno, e le macedonie da trecento euro dai frati, e tutto il resto, il vento scappato via, la pioggia spiovuta, e Ariela, e Giovanni e Michele, e Corso, che credeva di avere cinquant'anni e aveva l'aspetto di un ragazzino, stanno per tornare. Anche questo lo so, dice; - ti sei scordato che so le cose sempre un attimo prima di te? Magari questa volta Edoardo si fermerà un po' di più, in questo albergo. Può darsi, le rispondo mentendo. Le storie venute bene non si cambiano, sono perfette così. Dorothy sembra che mi legga nel pensiero: E del resto io sono stanca d'amore, e anche se andasse via come la prima volta, andrebbe bene lo stesso. Poi se ne va lei, offrendomi in carità la vista del suo sedere scolpito, e quando sparisce dietro le dune anche io, silenziosamente, torno a casa.
C'è una murata di scogli a cento metri dalla riva, mia figlia arrivava fin là. Più al largo non si tocca e a turno io e mia moglie le facevamo la guardia, dritti sul bagnasciuga, rischiando l'insolazione. Ciononostante ogni tanto spariva tra quelle onde docili, pochi attimi, per poi riapparire in qualche tratto più vicino alla spiaggia. Troppo tardi, a me era già venuto un infarto. Meno apprensiva mia moglie: forse già sapeva che in capo a tre anni ci avrebbe lasciati soli e voleva mostrarmi come gestire razionalmente il panico di una figlia in mare aperto. In senso letterale e metaforico. Era il 2009 e dopo sedici anni sono tornato qui, ma l'albergo dove soggiornammo inquieti e preda di una felicità a breve termine l'ho solo sfiorato: ho preso una camera nell'albergo accanto dalla cui finestra, guarda tu il caso, si intravede la camera di allora, un suo spiraglio almeno. Perché l'ho fatto? Perché non sono mai riuscito a maledire il passato, provo anzi una sort...

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