Di che cosa avremmo potuto parlare - mi chiedi? Della mia vita. Della tua. Della nostra, che è l'insieme delle prime due ma è anche una terza che ha una natura tutta propria, ibrida e solenne, e degli anni arrembanti che abbiamo attraversato, delle risonanze magnetiche alle quali mi hai accompagnato, di quella volta che ti eri innamorata di un altro e ti son venuta a prendere, sul confine del non ritorno ma un attimo prima che tutto andasse in rovina. E poi di Cent'anni di solitudine, che a te piace e che io detesto, e dei film di Lanthimos, che tu detesti e che a me piacciono. E dei nostri figli, certo, delle loro bizzarre compagnie di giro e dei tatuaggi che hanno sulla schiena, serpenti e pistole, come gli accoliti della mafia cinese. E di tua madre, che s'è fatta arcigna, io credo abbia paura che la pensione non le basti per pagare la badante e le terme a Salsomaggiore. Avremmo potuto parlare perfino del tempo morto, di quelle parentesi di noia che pure flirtano con la creatività: dentro alla bolla del far niente ci viene da suonare e da fotografare come in nessun'altra circostanza. E l'umanità? Non sarebbe stato un altro argomento niente male? Guarda com'è ridotta: fascista, arida e sprezzante, guarda come usa le parole come armi e le armi come stelle filanti. Io e te siamo diversi, avremmo detto, io e te siamo colti, evoluti. Ci sarebbe piaciuto rinfacciarci le qualità come fossero difetti, per riderne e in qualche modo rifocillare questo amore magro. E invece, al posto di tutte queste possibili conversazioni cosa abbiamo fatto, per tutta la sera? Mangiato in silenzio due pizze insipide, bevuto due birre gelate e offerto l'occasione a uno scrittore che sedeva in buona compagnia nel tavolo accanto di interpretare il nostro mutismo e farne narrazione ingannevole.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

Commenti
Posta un commento
Grazie per aver commentato il mio post