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Loro

Rincaso per una volta a mezzanotte, i vivi stanno dormendo, i morti mi aspettano allegri seduti a tavola, nella stanza del camino. Sono entrati chi dallo spiraglio di una finestra, chi da sotto il pesante portone, chi dalla cappa della cucina, chi attraverso un muro maestro, come canone impone. Ci sono tutti, hanno cucinato ogni ben di dio, come una volta, i piatti di portata son quelli coi fiorellini viola ai bordi, vanno e vengono dalle altre stanze con la leggerezza di chi non ha più pesi sulle spalle, scendono e salgono i tre scalini saltellando, la casa s'è riempita di profumi d'arrosto e pampepato. Abbiamo cominciato perché non arrivavi mai - mi dice Mara - e sai che tuo nonno ci tiene a mangiare a orario. Avete fatto bene - rispondo io - e sono un po' turbato ma nemmeno tanto. Loro, in questa stanza, vestiti esattamente come li ricordo, sono sempre stati la mia più segreta speranza: quanto ne ho scritto, di questo sogno misterioso. Gastone riempie il piatto di pasta dolce, Pietro raccoglie col coltello le briciole di torrone, Gino traffica con la graticola e la brace, Rico parla di politica, Bruna fa lo scherzo delle noci, Clara mangia lentamente, tutti fanno qualcosa che m'è rimasto dentro, come un calcolo renale, e ogni tanto come un calcolo duole e fa piangere. C'è una notte in cui i morti tornano a casa, c'è in tutte le tradizioni che conosco e io credo tornino davvero, è solo che io non li vedo, o che il sonno mi ha colto sempre prima che la festa cominciasse. Non li ho mai visti fino a stanotte: un contrattempo mi ha fatto far tardi proprio la volta che il confine si apre e loro passano per vedere come stiamo, cosa facciamo per conservare la vita. Sei stanco? Sei contento di vederci? - sembra che mi domandino. E io scoppio così tanto di felicità che niente potrà mai più rovinarla. 

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