Che cosa posso farne di quel tempo che non narra nessuno, che non è cantabile perché è solo il passaggio tra un avvenimento e l'altro, come posso disporne, quanto pesa? Ce n'è a bizzeffe ogni giorno e per alcuni è una merce senza valore. A me al contrario sembra vita piena, romanzo, avventura nobile, ma ci vogliono le parole adatte e uno stato d'animo gentile. Il tempo del riposo, dell'inganno, della noia, delle smanie, dell'inconcludenza, è un tempo pieno di sussurri, se ci si fa caso. Oggi per esempio, di ritorno da Fiumicino, mi sono ritrovato sulla stessa strada dell'andata ma da solo, e le voci allegre di prima, dei miei due amori che andavano in vacanza, erano nella mia testa, e le canzoni fatte suonare un canticchìo intonato. Tanti lo definirebbero un viaggio senza storia e invece m'è servito a rimuginare sulla bellezza della mia famiglia strana e innamorata, dove ognuno si fa in quattro per gli altri - e non so quanto nelle famiglie normali si possa dire altrettanto - e pure a ringraziare il destino, che dopo qualche svolta tragica si sta facendo perdonare. Conosco persone che passano il tempo sospeso a scrivere recensioni di dentisti, fisioterapisti, ristoranti, mostre d'arte, cocktail bar, scuole e centri benessere: siamo tutti sotto esame, continuamente, c'è sempre una classifica nella quale ci infilano, c'è sempre una competizione a cui ci istigano. Io che gestisco con fatica anche gli strumenti del mio mestiere - la voce, le narrazioni - non mi azzardo mai a giudicare le professioni altrui perché ci vogliono anni e fatica per un bagliore di competenza. Così il mio tempo molle lo riempio di sogni, strambe prospettive, eccentriche presunzioni: per esempio vincere lo Strega, un giorno, sbronzarmi davanti alla giuria e cantare Viva l'Italia del dodici dicembre a chi non l'ha mai sentita, e farlo commuovere come si commosse mio padre una delle poche volte che accadde, quel pomeriggio in macchina che gli rovesciai addosso quella canzone.
Valerio, avevi ragione, dovevo lasciar andare. Ti ricordi che ne parlavamo? Io trattenevo, aggiustavo, incollavo. Tu dicevi "Sei stato bene con quella ragazza? Basta, non cercarla, non chiamarla". Oppure "Ti manca tuo padre, ne hai nostalgia? No, non darle retta, via, è finita". Dicevi che dovevo conservare la memoria ma senza ogni volta inseguire il passato: io ho sempre pensato che le due cose fossero inseparabili, mi hai aperto gli occhi. Così faccio con le case che ho abitato: non le guardo più le fotografie, che si secchino pure dentro gli armadi. Lasciar correre, lasciare indietro. Un suggerimento sensato, così facendo uno mette a posto il disordine delle stanze, ma si vive meglio in un ambiente in cui tutto è dove deve stare? A questa obiezione facevi spallucce, una finta di corpo - come quando giocavi mezz'ala e io al centro dell'area aspettavo il tuo cross per segnare - e uscivi dal bar. Forse pensavi Che testa di cazzo , ma con tenerezza, perché ma...
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