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L'altro di me


Certe volte scompari, non negarlo, e quando succede io sono metà. Neanche la parte migliore, solo quella che pulisce il bagno, dorme, va dai medici, scongela la pizza, guarda la televisione. Scompari e non so dove vai, dove sei, magari un passo dietro di me, magari ti nascondi nella mia ombra, ti mimetizzi nei manifesti elettorali, ti squagli per terra come Amélie. Succede quando ti trascuro - o quando pensi che ti abbia trascurato - e così, come una fidanzata dell'adolescenza, me la fai pagare, mi inaridisci. Non c'è altro che possa fare se non aspettarti, quando fai così. Decidi tu quando tornare, sotto quale forma, al guinzaglio di quale capriccio, decidi tu, che tu sia benedetto. La mia vita ha senso solo con te, solo se stiamo insieme: lo sai e teneramente te ne approfitti. Sei la mia anima, l'idea che nasce tutta nuova, il volo, l'alternativa alla realtà. Sei la mia parte buona, un poco permalosa, umbratile, però mi sei necessario, oh se lo sei. Le mie stagioni vanno così, un poco migrabonde, a volte perdo i riferimenti, a volte mi innamoro e non dovrei e poi non so confessarlo, a volte mi indigno perché vedo tanti immeritevoli avere milioni di ammiratori,  a volte passo le notti in bianco a scrivere, e quello che ne viene è una piccola meraviglia, un treno di parole che prese una per una non sarebbero niente ma incastrate tutte assieme, cavolo se sono potenti! Lì so che sei tornato, che ti ho ritrovato, che la fatica di sognare ha un senso, non è vana. E so che la vita che ho scelto è quella giusta, anche se ingrata, talora, e la poesia stancata.

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C'è una murata di scogli a cento metri dalla riva, mia figlia arrivava fin là. Più al largo non si tocca e  a turno io e mia moglie le facevamo la guardia, dritti sul bagnasciuga, rischiando l'insolazione. Ciononostante ogni tanto spariva tra quelle onde docili, pochi attimi, per poi riapparire in qualche tratto più vicino alla spiaggia. Troppo tardi, a me era già venuto un infarto. Meno apprensiva mia moglie: forse già sapeva che in capo a tre anni ci avrebbe lasciati soli e voleva mostrarmi come gestire razionalmente il panico di una figlia in mare aperto. In senso letterale e metaforico. Era il 2009 e dopo sedici anni sono tornato qui, ma l'albergo dove soggiornammo inquieti e preda di una felicità a breve termine l'ho solo sfiorato: ho preso una camera nell'albergo accanto dalla cui finestra, guarda tu il caso, si intravede la camera di allora, un suo spiraglio almeno. Perché l'ho fatto? Perché non sono mai riuscito a maledire il passato, provo anzi una sort...

Febbraio

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