Sapete la cosa per cui più mi rammarico, del mio carattere? Di non essere un uomo pratico, né scaltro. Praticità e scaltrezza fanno la fortuna di tanti, ed è tenerissimo quando questi gaglioffi mettono in mostra le loro doti: sembra quasi che mi compatiscano perché io non le possiedo. La commozione, per esempio, prendiamo la commozione. Io mi commuovo ancora tre volte al giorno, prima dei pasti, e se c'è da piangere piango, più volentieri però senza darlo a vedere: al cinema, da solo in casa, in macchina, o mentre cammino per i campi desolati rimuginando storie. Mi rammarico di non essere un uomo pratico, né scaltro, perché pur amando la mia anima crepuscolare, vorrei anche saper sempre come vestirmi per sembrare moderno, capirne di automobili, di vini quando al ristorante il cameriere mi chiede un parere, di investimenti in borsa, e di tutti quei piccoli sotterfugi ai limiti del lecito cui gli uomini differenti da me indulgono scambiandosi sguardi rapaci. Nessuno di questi tuttavia avrebbe fatto caso, ci scommetto, al ragazzo che ho incrociato ieri in via Galvani, il che mi da un vantaggio su tutti loro: io so raccontarlo. Magari sbiadito, senza la nitidezza di un narratore di rango, ma a modo mio so raccontarlo. E allora racconto che quel ragazzo che ho incrociato ieri in via Galvani, mentre stavamo uno di fronte all'altro, mi ha sorriso. C'è una strettoia, stanno facendo i lavori gli operai del gas, ci si passa uno per volta. Lui si è fermato e mi ha dato la precedenza. Mi ha dato la precedenza e mi ha sorriso. Non credo sia solo per il fatto che sono più vecchio, è stato proprio un gesto di gentilezza dentro un'epoca feroce. Sì, tutte le epoche sono state feroci, ma io vivo questa, e questa mi segna la pelle, quindi è più feroce di altre. Alla fine sono tornato a casa quasi in lacrime, per una cosa che non credevo potesse mai più succedere nel mondo delle multinazionali. E invece mi sbagliavo.
Valerio, avevi ragione, dovevo lasciar andare. Ti ricordi che ne parlavamo? Io trattenevo, aggiustavo, incollavo. Tu dicevi "Sei stato bene con quella ragazza? Basta, non cercarla, non chiamarla". Oppure "Ti manca tuo padre, ne hai nostalgia? No, non darle retta, via, è finita". Dicevi che dovevo conservare la memoria ma senza ogni volta inseguire il passato: io ho sempre pensato che le due cose fossero inseparabili, mi hai aperto gli occhi. Così faccio con le case che ho abitato: non le guardo più le fotografie, che si secchino pure dentro gli armadi. Lasciar correre, lasciare indietro. Un suggerimento sensato, così facendo uno mette a posto il disordine delle stanze, ma si vive meglio in un ambiente in cui tutto è dove deve stare? A questa obiezione facevi spallucce, una finta di corpo - come quando giocavi mezz'ala e io al centro dell'area aspettavo il tuo cross per segnare - e uscivi dal bar. Forse pensavi Che testa di cazzo , ma con tenerezza, perché ma...
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