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Lascia che sia

Quando tutto mi grava addosso come il mondo sulle spalle di Atlante, quando il diaframma mozza in due il respiro e la fame d'aria mi squinterna, prendo su le poche cose necessarie alla sopravvivenza e taglio la corda. L'istinto, che è più tenace della pigrizia, mi spinge sempre verso il mare, luogo di consolazioni, nostalgie e aurore spalancate. A ogni chilometro - passata Vitorchiano, passata Bomarzo, passata Tuscania - butto giù un po' di zavorra, come se invece che andare in macchina volassi in mongolfiera, e una volta arrivato ai confini della spiaggia mi ritrovo leggero come un aliante. Lì, tra la spuma dei pescespada al largo e l'insalata di alghe sulla sabbia, i pescatori che tirano le reti a riva, riesco a vedere più nitide le cose: la consistenza degli amori, le malinconie severe e la fortuna di poterne far racconto. Lì ricordo un'altra volta che la poesia è l'invenzione umana più necessaria - se con quel nome intendiamo la ribellione al destino, la decifrazione delle stelle e la melodia misteriosa delle parole quando rintoccano - e mi auguro di averne ancora a disposizione per un gran tempo. Così, trovato un ristorante dalla cui veranda si spalanchi un tratto di mare al crepuscolo e mentre aspetto che mi servano il piatto di gamberi che mi va da che son partito, considero il peso delle paure, delle prospettive che credevo terribili, e lo trovo inconsistente. Al mare lascio che le cose accadano, che chi mi vuole al telefono mi trovi ma con i miei tempi, che le vacanze spericolate di mia figlia non mi rubino il sonno e che i malanni peggiori non mi degnino di uno sguardo, per quella sera. Mi ripeto che tentare sempre di mandare le cose come si vuole non è carattere, è perversione. Ogni tanto bisogna lasciarle libere, le nostre vite, di vivere i giorni per quello che sono, senza prospettive, senza cercar presagi in ogni contrattempo. Alla fine però, sulla via del ritorno e nonostante le belle intenzioni, non so fare a meno di recuperare tutta la zavorra abbandonata al mattino, e riportarla a casa con me. Fino alla prossima fuga al mare, fino alla prossima salvezza provvisoria. 

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