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Biopsia


Amico mio, lo so che non hai ammazzato nessuno e che non faresti del male neanche a una mosca, ma le cose stanno così. Mi telefoni implorante, mi lusinghi chiamandomi scrittore, oggi non ce la fai a stare da solo: vediamoci a un caffè, allora, purché abbia l'aria condizionata. Il tempo di ordinare e prendi a raccontare, a strappi, furente, tu per solito tanto riservato - uomo strano ti chiamava tua moglie, e adesso invece perdi le parole come fossero dentro una busta sfondata. Non ho ammazzato nessuno, non ho mai alzato le mani sopra a nessuno, ripeti: perché mi tocca tutto questo strazio? Ti sto a sentire ma per davvero, non come con altri, quando faccio finta, annuisco, recito a soggetto ma vorrei che la smettessero. Appena capisco tutta l'enormità della questione, ricordo che non esistono parole a consolazione, è tutto fuori portata, le difese dell'alfabeto sono limitate. Ti mostro lo stesso una reazione, d'istinto immagino, per l'amore che ti porto, per disperazione, che è una circostanza che scioglie le lingue più legate. Non dipende da come sei o dai disastri che hai combinato - ecco, ti imbastisco i fatti come un sarto che provi a confezionare il dolore, - non sono avvenimenti collegati. Se esistono due cose che proprio non si pigliano, non si parlano nemmeno, sono le nostre colpe e i nostri patimenti. Sei tu adesso che azzardi un sorriso, come volessi ringraziarmi del nulla che ho detto. A tuo figlio, che ha vent'anni, han trovato una roba sospetta, gli han fatto la biopsia ma è festa, prima di una settimana non se ne parla, di sapere i risultati. Ti han detto che potrebbe essere qualcosa di serio ma non si sbilanciano. Lo so, la crudeltà dei medici, che ora sono a passare il ferragosto al tennis club e tu stai qui a morire, e hai davanti una settimana d'inferno. Però amico mio, vedi: quando una risposta non c'è, è inutile cercarla. Magari un giorno si troverà: sarà quando abiteremo sulla luna e mangeremo a volontà senza ingrassare. Fino ad allora il nostro destino è morire ogni giorno, e rinascere per sfinimento, e morire ancora, fino al giorno in cui la smetteremo per sempre con quel gioco perverso.

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