L'estate scorsa sul lungomare di Livorno ho visto un uomo che prendeva a calci un cane. L'ho visto da lontano, mi sono avvicinato e non ho avuto il coraggio di dirgli niente. Invece, sono sceso in spiaggia sotto il sole che urlava, dopo aver fotografato la bandiera al vento di Giorgio Caproni e tentato di recuperare dalla memoria uno qualsiasi dei suoi versi, per scacciare la vergogna: Se non dovessi tornare/ sappiate che non sono mai partito... E poi? E poi come faceva? Allo stabilimento ho noleggiato un ombrellone e una sdraio, avevo appresso un vecchio libro di Sepulveda e per quanto fosse leggero non capivo quel che voleva raccontarmi: la testa era altrove, alla violenza vana, alla mia pusillanimità. In mezz'ora arrivò la ragazza che aspettavo, andammo a cena: un ristorante tra le dune, un piatto di gamberi, una bottiglia di vin dolce; flirtammo a tavola e poi al porticciolo, con la luna che sopra le onde sembrava quella dei film di Melies. La mattina successiva, in albergo, a mangiar la colazione abbondante degli alberghi, a cercar di capire come potesse quella donna sospendermi il tumulto delle idee e tutte le paure senza farne vanto, quella nuvola gonfia è ricomparsa, e voleva dar battaglia, voleva piovere. Ho tentato di scenderci a patti, di contrattare, ho implorato che mi lasciasse intera l'immortalità del tempo breve, ma non ha voluto accontentarmi. Mi ha costretto a ragionare sull'ingiustizia, sulle colpe mai espiate, sui delitti di chi la fa franca. Lo so che potrebbe esser così, che non solo chi dichiara una guerra, chi alza il primo muro di un lager, può darsi non debba mai risponderne a nessuno; ma anche chi uccide di botte un cane, i pavidi che si voltano quando succede, e tutti quelli che per natura, senza che si sappia, fanno il dolore degli altri, la disperazione. Ma oggi non voglio scriverne - le ho urlato in silenzio: - che tu sia dannata, lasciami in pace, lasciami qui a far l'amore, e togliti dal sole, e così se n'è andata, o ha fatto il gesto. E poi si è fermata sulla via del ritorno, ad aspettarmi.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

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