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La pista cifrata

Per tutta l'adolescenza ho odiato La settimana enigmistica, che pubblicava ad ogni numero un mucchio di cruciverba e rebus e una sola Pista cifrata, quel giochino in cui bisogna unire dei puntini numerati con un tratto di penna fino a che non compare una vignetta. In famiglia c'era sempre qualcuno che mi anticipava, cosicché quando finalmente la rivista mi arrivava a tiro potevo solo constatare che Pietro, Gastone o Gino - che saliva da via Cardoli a via della Pigna tre o quattro volte al giorno, ogni volta con un pezzo di spesa differente per il pranzo della festa - m'avevano rubato il divertimento. Scrissi alla redazione, una mattina di luglio che non avevo niente di meglio da fare, né imprese per la testa né amici per la piscina, chiedendo che ne pubblicassero di più, di piste cifrate, che ne mettessero almeno un'altra. Devo sempre far la corsa con quelli di casa - specificai, ma nessuno si degnò di rispondermi. Col tempo, mentre le stagioni s'infoltivano di amori, università, prospettive inedite e tentazioni di rivoluzione, mi sembrò d'esser diventato io stesso una pista cifrata: stavo unendo con tutta l'attenzione possibile i numeri del disegno altrimenti incomprensibile che era la mia vita, e a un certo punto credetti di intuirne i bei contorni. Nello stesso frangente tutti i giochi che erano le altre persone - le cornici concentriche, i corvi parlanti, gli incroci mnemonici e le pagine della sfinge - si diradavano, me ne comparivano sempre di meno, attorno: morivano, ecco tutto. Toccò a Gino, improvvisamente, e a Gastone, repentinamente, e quei rebus che erano rimasero irrisolti. Toccò ad Alessandra, lentamente, e poi a Pietro, ostinatamente, e quell'Aguzzate la vista che erano restarono incomparati. E in mezzo, scomparire toccò a un'altra dozzina di sciarade, spostamenti sillabici e intarsi - presenze laterali con cui avevo passato la parte migliore della mia vita: l'infanzia. Adesso, che tutta quella gran folla matta e allegra di un tempo è dispersa, che ho finalmente unito tutti i punti della mia vita e sono un disegno compiuto, sono rimasto solo. Allora, quando mi va, compro La settimana e la lascio uno o due giorni sul tavolo, in bella vista. Magari qualcuno di notte passa e mentre dormo, per dispetto amoroso, unisce con righe dritte come la felicità tutti i puntini da 1 a 55.


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