Ogni tanto capita che mi svegli all'improvviso e accanto a me c'è qualcuno. Non è un incubo, non ha quella temerarietà; al contrario è una presenza timida, che intuisco seduta sulla sponda del letto, o in piedi in fondo alla camera. Una volta è un uomo in postura strana, di tre quarti, un'altra una ragazza smunta, un'altra ancora soltanto un volto supplichevole, una fiammella senza corpo. La percezione dura un attimo, un decimo di secondo, ma è netta: non è l'ombra di un nottambulo che passa fuori, né il rimasuglio di un sogno, ma qualcosa di differente, di misterioso. C'è qualcuno che ogni tanto entra in camera mia e mi guarda dormire. Ho cercato di indagare la cosa: prendendola a ridere, provando a convincermi che sono scherzi della fantasia, chiedendo un parere a chi - psicologi, sacerdoti - ne sa più di me sul confine fortificato tra visibile e invisibile, ma non ho mai avuto spiegazioni soddisfacenti. Ho avuto invece la prova discretamente definitiva dell'esistenza di zone inesplorate, che rendono più emozionante la vita. Non tutto quel che succede è spiegabile razionalmente e non tutte le spiegazioni razionali hanno la stessa forza: alcune di loro traballano, come i tavolini alle sedute spiritiche. Chissà cosa c'è talora alle nostre spalle, sopra le nostre teste, dietro gli angoli bui. Mi piacerebbe saperlo ma poi il divertimento finirebbe. E invece continua: con le lampadine che si accendono da sole, le coincidenze stupefacenti, le voci che ti chiamano dai cortili, ti affacci e sotto non c'è nessuno, i tonfi dei passi nelle soffitte vuote. Sono meraviglie, sono suggestioni, sono scherzi del nostro cervello quando è sotto pressione: va' a capirlo. Quel che so è che non ne ho paura, non mi squadernano: le piccole manifestazioni contrarie alla realtà, disturbatrici della ragione, potrebbero anche essere un'alternativa allegra, un piano d'indagine supplementare, una musica dissonante. In definitiva: una speranza.
Valerio, avevi ragione, dovevo lasciar andare. Ti ricordi che ne parlavamo? Io trattenevo, aggiustavo, incollavo. Tu dicevi "Sei stato bene con quella ragazza? Basta, non cercarla, non chiamarla". Oppure "Ti manca tuo padre, ne hai nostalgia? No, non darle retta, via, è finita". Dicevi che dovevo conservare la memoria ma senza ogni volta inseguire il passato: io ho sempre pensato che le due cose fossero inseparabili, mi hai aperto gli occhi. Così faccio con le case che ho abitato: non le guardo più le fotografie, che si secchino pure dentro gli armadi. Lasciar correre, lasciare indietro. Un suggerimento sensato, così facendo uno mette a posto il disordine delle stanze, ma si vive meglio in un ambiente in cui tutto è dove deve stare? A questa obiezione facevi spallucce, una finta di corpo - come quando giocavi mezz'ala e io al centro dell'area aspettavo il tuo cross per segnare - e uscivi dal bar. Forse pensavi Che testa di cazzo , ma con tenerezza, perché ma...
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