Più che gli uomini politici mi piace eleggere i giorni della mia vita, mandarli in parlamento - il parlamento anarchico che ho in testa - e lasciare loro la facoltà di governarmi con fantasia. Sono giorni che non baratterei con nessun paradiso, nessuna fortuna, hanno il passo della grazia, sono inestimabili e misteriosi, difficili da intuire anche per chi amo, per chi ho in intimità. Chi ho sempre attorno, se lo interrogassi sull'agomento direbbe Quando è nata tua figlia, Il primo giorno da insegnante, e sì certo che avrebbe ragione, certo che quei momenti là sono stati memorabili. Ma anche impegnativi, emotivamente e materialmente, tanto che la soavità nel ricordo si mescola alla fatica, all'ansia, perché non erano di un solo colore ma grigi e arancioni, neri come il fondo di un pozzo e azzurri come l'oceano. Certi altri mattini invece, o una cinquantina di sere impudenti - al mare d'aprile, in viaggio su una corriera nel golfo di Taranto o al principio dell'ora legale - me li ricordo senza controindicazioni, sul bugiardino gli effetti avversi non esistono. Eccoli i giorni eletti che schiarano le paure: le spaventano e quelle se la danno a gambe. Ecco la perfezione - chi ha detto che nella vita degli uomini non esiste mentiva. L'ostinazione a che quella perfezione duri a nostro piacimento è invece un abominio: ha tempi e modalità tutte sue, il segreto perché ogni tanto riaccada è - io credo - viverla senza distrarsi e lasciare che si rompa quando è il momento. Per cui se volete che peschi a caso uno di quei giorni stravaganti e ve lo racconti, non insistete, non posso accontentarvi: tutti i giorni di quel tipo a raccontarli non vengono bene, la loro armonia non è riferibile, va oltre le parole che esistono, i loro incastri. Quello che ho sempre raccontato è viceversa l'incerto, l'indistinto: sono le uniche condizioni che posso condividere. Spero che bastino a far di me uno scrittore e non soltanto uno che tenta di diventarlo.
Valerio, avevi ragione, dovevo lasciar andare. Ti ricordi che ne parlavamo? Io trattenevo, aggiustavo, incollavo. Tu dicevi "Sei stato bene con quella ragazza? Basta, non cercarla, non chiamarla". Oppure "Ti manca tuo padre, ne hai nostalgia? No, non darle retta, via, è finita". Dicevi che dovevo conservare la memoria ma senza ogni volta inseguire il passato: io ho sempre pensato che le due cose fossero inseparabili, mi hai aperto gli occhi. Così faccio con le case che ho abitato: non le guardo più le fotografie, che si secchino pure dentro gli armadi. Lasciar correre, lasciare indietro. Un suggerimento sensato, così facendo uno mette a posto il disordine delle stanze, ma si vive meglio in un ambiente in cui tutto è dove deve stare? A questa obiezione facevi spallucce, una finta di corpo - come quando giocavi mezz'ala e io al centro dell'area aspettavo il tuo cross per segnare - e uscivi dal bar. Forse pensavi Che testa di cazzo , ma con tenerezza, perché ma...
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