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Le nuvole

 

Succede mentre faccio la spesa, o l'amore, o mentre dormo. Succede mentre mi rado e poi pulisco il bagno dai peli e dalla schiuma, mentre passo lo straccio, mentre lavoro con la voce, mentre studio, mentre scrivo per diletto, mentre ingurgito otto buste di Isocolan in quattro litri d'acqua, maledicendo la vita. Succede mentre stiro a ferragosto, mentre scarico un disco di Branduardi, e succede perfino la notte, mentre insonne rivedo Caro Diario e l'ultimo episodio somiglia così tanto - così forte che sa di spavento - ai miei acciacchi recenti. Perché esistono due realtà, io credo: quella visibile e quella invisibile. Sono concentrato sulla prima e cerco di fare del mio meglio. Ammetto per esempio che il mestiere di padre è l'unico che mi impegni allo spasimo, l'unico che mi sfianchi, ma è una fatica che poi mi ricambia con soddisfazioni longeve. Del resto a volte preferirei dover gestire una centrale atomica invece di una figlia, ma è una tentazione che dura un attimo. La seconda realtà, quella invisibile, ha invece a che fare con ciò che succede, forse a mia insaputa, mentre vivo con ostinazione la prima. La abitano uomini che crediamo senza volto: tramano, cospirano, ed è facile che in quei marchingegni criminali ci si incastrino degli innocenti, se mai esistono. Le stragi certo, le atrocità senza colpevoli. Ma non solo. Nella seconda realtà girano anche meccanismi meno sanguinari ma altrettanto eversivi: saltare una fila di mesi per una risonanza magnetica; farsi condonare un abuso edilizio; trovar lavoro a un raccomandato truccando un concorso. Ecco, slealtà come queste. Coloro che le compiono, e chi si giova del gesto, un poeta li chiamava le nuvole. Stanno tra noi e il cielo e ci impediscono di vedere l'azzurro. Sono un esercito, io temo. Sono tanti, sono vicinissimi a noi. Talmente vicini che mi viene un sospetto: e se talora fossimo noi stessi quegli ammassi di gocce d'acqua sospesi per aria? Davvero. Davvero qualcuno può chiamarsene fuori? Tutti - ho l'impressione - siamo stati tentati, un giorno o l'altro, di arruolarci in quell'esercito. Poi non ci siamo riusciti; oppure sì e una volta ottenuto quel che volevamo abbiamo disertato, tornando moralisti, in famiglia e sui social. Ecco perché alla fine succede ancora - mentre facciamo la spesa, l'amore o mentre dormiamo. Perché corrotti e corruttori siamo anche noi, siamo noi le nuvole di qualcun altro. Salvo dimenticarcene appena ci fa comodo e tornare a recitare, sdegnosi, la parte degli innocenti.

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