Ecco che arriva aprile, lo riconosco dai singhiozzi di febbraio, che vorrebbe trattenere il freddo mentre il sole dilaga e ci fa spogliare, e attorcigliare ai gomiti le maniche delle camicie. Ecco l'inverno che piange, perché pochi lo amano e pur chi l'ama dopo un po' lo tradisce con una tentazione d'agosto. E alla fine ecco io, che in questa città chiusa da troppe colline m'ingolosisco di mare, perché una passeggiata sulla sabbia fredda, una cena in un ristorante con le lanterne di carta appese al soffitto, sono un gesto e una tenerezza cui non so rinunciare. Lasciate che ve ne parli. Appena tutto diventa scuro - nel tempo che ci mette il cameriere a servirmi i tagliolini al salmone - le onde fino ad allora mute fanno quel mugugnìo d'abisso che atterrisce. A patto di essere solo, che se un'amica mi ha accompagnato la paura sfiora e va, non siede a tavola con noi, capisce che è di troppo e prende la strada sua. Lì comincia il corteggiamento, una serie di parole e gesti galanti che raccontano la differenza tra i gentiluomini - al cui club spero di appartenere - e i trogloditi. Non amo mai sul serio, quando sono al mare, o meglio: sì, ma riservo l'amore alle agenzie immobiliari, dove cerco bungalow a buon mercato, alle bancarelle di libri usati e ai palloni di plastica fuori dei giocattolai. Il sentimento che avanza è la sceneggiatura di una commedia sofisticata: recitiamo una parte - io e la donna che è con me, - battibecchiamo per finta, e se prima di cena abbiam fatto l'amore camminiamo sazi nella ztl, in cerca di una bigiotteria. Altrimenti ci chiudiamo in camera e attacchiamo fuori Non disturbare, con buona pace degli astinenti. Questo non è tutto, ma è quanto basta per combattere l'intorpidimento dell'anima, che non è solo una conseguenza della pandemia ma una calamità connaturata in certi di noi. Che non flirtano, non viaggiano, non studiano, quando quelle tre azioni sono ciò che ci dimostra intelligenti, ci riempie di senso il tempo e ci fa sentire la pesantezza delle stagioni come fosse una piuma che ci si posa sul cuore. E così sia.
Mi invitano a una festa di pomeriggio, come quando avevo quattordici anni. Per di più di sabato, esattamente come allora. All'epoca mi accompagnava mio padre prima di aprire la tabaccheria, e infatti arrivavo sempre in anticipo, quando non c'era ancora nessuno. Il posto non lo riconosco, l'ho dimenticato, ma i miei vecchi compagni di scuola devono essere qui, da qualche parte, al settimo piano dello stesso palazzo ingrigito. Alla fine indovino la strada, il civico giusto, suono, mi aprono, faccio le scale a piedi e mi ritrovo davanti a una porta blindata che nel 1981 era di ottone. Dietro la porta, Silvia. Le do del lei, faccio finta di non riconoscerla. Lei fa lo stesso, dice Prego, si accomodi , sono arrivato un'altra volta per primo. Non è cambiata poi tanto. Certo, ha la mia età, non è più una bambina, e non ho idea di che vita abbia vissuto, se sia sposata, abbia dei figli, che mestiere faccia. Mi fa sedere in quella che definisce living room: quando eravano ragazz...

Commenti
Posta un commento
Grazie per aver commentato il mio post