Sin da quando ero ragazzino faccio un sogno ricorrente: entro in una stanza buia dove c'è un letto, ho sonno, vorrei sdraiarmi ma più mi avvicino più il letto si allontana, la stanza si dilata, e io non riesco a raggiungerlo. Ogni tanto quel sogno va via e dopo un anno o due si ripresenta all'uscio degli occhi, come un soldato che torni da una guerra, all'improvviso, e abbaia i cani nel cortile, accende le luci del portico e mi sveglia di soprassalto. Mi è risuccesso ieri, tanto che poi non c'è stato verso di riprender sonno e allora ho acceso la tv. Parlavano della crisi di governo e io ero tutto orecchi. Tutta quella gente che dice la sua, che litiga, strepita, che smentisce quello che ha affermato il giorno prima in un'altra trasmissione, che usa intercalari come Dopodiché, fa una pausa per dar l'impressione che stia ragionando sulle sorti del mondo e poi spara un'altra cazzata mi ha fatto sentire scollato. Come posso dir meglio? Diviso, interrotto, allo stesso modo che se tra me e loro ci fosse una montagna e io - che ero in ciabatte - non potessi nemmeno farmi passare per l'anticamera del cervello la tentazione di una scalata. Sono anni che cerco di capire a chi dar retta, chi è che può offrirmi uno straccio di prospettiva, di chi posso fidarmi. E ogni volta che mi sembra che qualcuno dica cose sensate, ecco che poco dopo, con parole opere e omissioni, si smentisce, e io resto con un palmo di naso. A cinquant'anni suonati sono perciò arrivato a una mesta conclusione: la verità non sta lì, in quei talk show, in quelle teste quadre, in quei discorsi preparati da altri e imparati a pappagallo guardando in camera, ai Tg. Se esiste una verità - piccola, umana, discutibile, frangibile - sta nelle opere degli artisti: puttanieri, pederasti, intrallazzatori, ma la cui creatività è pura. Quella di molti di loro, almeno. Eccola, la differenza. La politica è una chiacchiera vuota e chi la fa - salvo alcune eccezioni - è un incapace, un imbecille, un avanzo di galera. Politica e politicanti sono fatti della stessa pasta. L'artista invece, anche quando è un poco di buono, produce purezza, grazia, intelligenza. L'arte compie il miracolo. Certi registi, certi attori, certi scrittori, certi pittori e musicisti, erano, sono, dei cialtroni. Ma quel che han creato e creano - i miei incubi preferiti - è leggiadro, divino. Io non so perché gli artisti vivano questo scarto e abbiano questa fortuna. Ma so che mi forniscono le coordinate per orientarmi un poco in questo universo scuro.
Mi invitano a una festa di pomeriggio, come quando avevo quattordici anni. Per di più di sabato, esattamente come allora. All'epoca mi accompagnava mio padre prima di aprire la tabaccheria, e infatti arrivavo sempre in anticipo, quando non c'era ancora nessuno. Il posto non lo riconosco, l'ho dimenticato, ma i miei vecchi compagni di scuola devono essere qui, da qualche parte, al settimo piano dello stesso palazzo ingrigito. Alla fine indovino la strada, il civico giusto, suono, mi aprono, faccio le scale a piedi e mi ritrovo davanti a una porta blindata che nel 1981 era di ottone. Dietro la porta, Silvia. Le do del lei, faccio finta di non riconoscerla. Lei fa lo stesso, dice Prego, si accomodi , sono arrivato un'altra volta per primo. Non è cambiata poi tanto. Certo, ha la mia età, non è più una bambina, e non ho idea di che vita abbia vissuto, se sia sposata, abbia dei figli, che mestiere faccia. Mi fa sedere in quella che definisce living room: quando eravano ragazz...

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