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Dall'altra parte


Una mattina le scale sono diciotto, la mattina dopo ventidue, la terza volta venti e la quarta di nuovo diciotto. Le stesse due rampe che salgo da una vita per andare in radio talora confondono la mia difettevole capacità di far di conto, tanto che per venirci a patti dovrei scenderle di nuovo e segnarle con la vernice rossa da uno a quante sono, ma verrebbe un altro numero ancora, c'è il caso, e allora lascio correre. Mi succede quando sono agitato, o ho dormito poco; e mi è capitato stamane che avevo dormito profondo - giuro, come va giù nella carne un bisturi - ma sognando che ero morto, e che arrivava dio e mi diceva Le cose stanno così: se non hai mai visto l'Australia e vuoi andarci, nessun problema; se vuoi salire i gradini di Teotihuacán fatti coraggio e prendi un bel respiro; se scegli l'Islanda e vuoi decollare - a sederti su un geyser che scoreggia - accomodati. O magari preferisci riassaggiare quel bacio che desti sotto la luna di Corinto, rivedere quella ragazza fugace cui piaceva Robert Palmer, rifare quell'anno di scuola che ti venne storto perché eri innamorato. Che siano viaggi o che siano tenerezze - o tenerezze dentro ai viaggi - l'aldilà è questo: puoi fare tutto quel che non hai fatto, o rifare meglio quel che hai fatto di sguincio, e quando eri impreparato. Scommetto che la credevi una roba più noiosa, morire, ma d'altro canto quel frangente non lo definite, voialtri uomini, Passare a miglior vita? E così mi sono confuso, e spaventato, e alla fine augurato che sia davvero una cosa del genere, dopo. Le moine impotenti di questa parte della storia diverranno gesti graziosi, completi, dall'altra parte. Il cerchio spezzato qui, dì là è una circonferenza perfetta, dentro cui fare, e rifare. Epperciò le traiettorie sbilenche, le cantonate, quelle scale contate ogni volta diverse, non sono che il sintomo di quella imperfezione, difetto cui cercherò di esser grato, d'ora in avanti. È come cantare andando fuori tempo ma sapendo che un tempo c'è, e armarsi di pazienza, e aspettare che arrivi a incastrarsi col tuo. Vedendola da questa prospettiva, la parola più bella, più potente degli uomini io sospetto che sia forse. Forse riuscirò ad amare davvero, in vecchiaia. Forse vinceremo un altro Mondiale. Forse scriverò un libro struggente, e chi mi detesta la smetterà, di mettermi i bastoni fra le ruote. Forse le scale della radio non sono diciotto, venti o ventidue. Forse davvero cambiano ogni mattina: per farmi capire. Capire che devo snuvolare i giorni, intuire nell'inesattezza i germi dell'esatto, perché ogni cosa ha il suo contrario. E che a conti fatti non c'è niente di cui aver paura.

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