L'ultimo giorno di pioggia - tre o quattro or sono - piove come
se dio non riuscisse a trovare un idraulico - e non è neanche domenica. Gli si è
allagato il bagno, si vede: due dita d'acqua sul pavimento, e le
infiltrazioni precipitano sulle nostre teste, inesorabili. Sto sopra
ponte Allende quando arriva la scarica grossa. Un ombrelluccio a scatto -
con Gatto Silvestro disegnato sulla tela - è tutto ciò che possiedo per
difendermi. Vado a comprare la cena senza dar peso alle previsioni, che
pure sono spietate. A metà del ponte, dove le mie scellerate scarpine
estive fanno ciakcikciak, una ragazza con lo stesso guaio mio mi
viene incontro, e un ombrellino ridicolo, rotto da una parte, con una
stecca puntata contro il cielo - come un dito medio, come un insulto. Il
marciapiede è stretto, su quel passaggio: da una parte il parapetto che
protegge dal salto nel fiume; dall'altra la pista ciclabile, dove
schizzano bici terrorizzate dal nubifragio. Quando siamo a contatto i
nostri ombrelli si incastrano, le stecche si accapigliano e non c'è
verso di districarle. Ci guardiamo innocenti. In capo a qualche secondo
do uno strattone più convinto e mi divincolo. Rido io per primo, lei
risponde ridendo argentina, timida però, pudica, e poi continua a
camminare. Siamo distanti dieci passi, ormai, quando mi allegra la sua
ilarità e a lei - ci scommetto - la mia, ma non ho sentito la sua voce, e
nemmeno lei mi ha visto parlare. Scossi gli ombrelli, sono fradicio per
davvero, adesso, ma mi si è alleggerita l'anima. Uno va in giro sovente
con un'incudine al collo: io ci esco ogni mattina. Cammino per le
strade con questo peso che mi arcua in avanti la schiena, e nessuno lo
vede. Come va? Come stai? Tutto bene? Certo, tutto magnifico. E
così sorrido, e fingo o racconto guai consolati: quelli incurabili li
tengo per me. Poi una sconosciuta, che non si inalbera per un incidente,
che si inzuppa come me e le viene da ridere. Che riprende la sua strada
più leggera pure lei, ci scommetto. In un mondo di animali feroci,
pronti a sbranarsi per una precedenza all'ufficio postale, ho incontrato
una speranza. Nessuna colpa: nessun colpevole. Solo un frangente. E
perfino il raffreddore, dopo, che pizzica il naso, mi sembra un prezzo
onesto da pagare per tanta consolazione.
Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

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